Se non ora, quando?

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Tutto è cominciato poco più di una settimana fa, a Roma, con l’occupazione della Sapienza della facoltà di fisica, dove hanno fama di essere “pragmatici”. Hanno deciso che era il tempo era maturo e che se il ministro della pubblica istruzione, ha deciso che la ricerca e la conoscenza sono affari da delegare alle aziende, è arrivato il momento di alzare la voce. “Se non ora, quando?”, hanno convenuto i loro colleghi delle altre facoltà e degli atenei di mezz’Italia: a Padova, Bologna, Firenze, e in altre città.

Ed ecco che, in mezzo al silenzio dei media, è nato un movimento di studenti e di precari della conoscenza. Questa parola, “movimento”, viene scandita con un certo timore perché è dai tempi della Pantera che non si vede una mobilitazione simile. La prudenza è sacrosanta perché (come raccontiamo sul prossimo numero di Carta e più diffusamente nel Quaderno sulla conoscenza, che stiamo preparando e che sarà in edicola gratis col numero del settimanale di lunedì 31 ottobre) quando un nuovo movimento animato da nuovi protagonisti, gli studenti dei “crediti formativi” e della “licealizzazione” dei corsi introdotti dalle riforme Zecchino e Berlinguer, è ai primi passi, è bene osservarne le mosse con cautela e coltivarne con delicatezza l’autonomia.

Inoltre, le occupazioni di questi giorni alludono a un nuovo modello di università, mentre la (pur necessaria) alleanza con docenti e rettori in funzione anti-Moratti rischia di produrre la difesa dell’università esistente, quella che ha introdotto per prima della parcellizzazione dei saperi e del precariato nelle università. Non è un caso che stamattina, sempre alla Sapienza, gli studenti hanno interrotto in massa la Conferenza d’ateneo che era appena iniziata per discutere il ddl Moratti, al grido di “questa manifestazione non ci rappresenta”.
Nell’ateneo di Roma 3, poi, la facoltà di architettura è stata occupata per la prima volta nella sua storia. “Occupiamo contro l’impianto privatistico della riforma universitaria. Qualunque sia il governo che la porti avanti, essa è funzionale alla creazione di un esercito di futuri precari perennemente ricattabili sul mercato del lavoro”.

“Il 25 ottobre invitiamo tutti a Roma per una grande giornata di mobilitazione–si legge nell’appello che hanno diffuso gli studenti di tutte le facoltà della più grande università d’Europa–Per assediare con creatività e determinazione i palazzi della decisione e del governo illegittimo di questo paese. Invitiamo tutti a fare treni e corriere, a mettersi in viaggio e a raggiungere Roma, perché la distanza non può fermare i nostri sogni”. Appuntamento a Roma, dunque.

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