Quando la nostra Anna Pizzo fu eletta alla Regione Lazio, rimanemmo perplessi. Specialmente lei. E non solo perché tutti prevedevano che il camerata Storace avrebbe vinto con grande facilità, ma anche perché un conto è dirsi “facciamo gli esploratori della società civile”, un altro, ben più complesso, è dirsi “adesso si tratta di depositare nelle istituzioni temi e stile dei movimenti sociali”, come testimonia la rubrica che Anna scrive sul nostro mensile Carta Etc., intitolata “Borderline”. E’ la faccenda che Carta ha cercato di afferrare prima con le “secondarie” [consultazione tra i lettori sui temi su cui una Unione al governo dovrebbe impegnarsi] e poi con la “zona rossa” [e nel nostro sito c’è una prima trascrizione dell’intervento di Marco Revelli all’incontro con cui, il primo ottobre, abbiamo presentato il suo libro, “Carta d’identità”. Abbiamo più che un sospetto che il problema di “violare” la “zona rossa” della politica-politica non sia una domanda minore, tra le reti e le associazioni e i gruppi di cittadini.
Questo problema è tanto più pressante per chi, mettendosi dal lato della promozione di una nuova democrazia e di un’altra economia, si trova a sedere in parlamenti regionali, consigli comunali, ecc. Quindi, quando Anna è diventata consigliere regionale, superata la sorpresa ci siamo detti: vediamo di fare qualche esperimento. La nostra aveva appena iniziato ad aggirarsi nelle stanze del consiglio regionale, cercando di capirci qualcosa, quando a chiederle il suo primo incontro da “istituzionale” fu il comitato di cittadini, contadini, gente comune di Ceccano che tentava di difendere da un milione di metri cubi di cemento un bosco, chiamato Faito. Storace aveva concesso di costruirvi un parco divertimenti con annessi albergo, zona residenziale e pista di sci di plastica. Così, lavorando ai fianchi assessore all’ambiente, assessore all’urbanistica e lo stesso Marrazzo, si è infine ottenuto che la giunta regionale cancellasse la concessione. Il bosco Faito è salvo e l’altro giorno ci hanno mandato le paste in redazione, quelli del comitato, perché potessimo festeggiare. E’ solo un esempio, piccolo per carità, simile alle decine che molti compagni entrati nelle istituzioni possono raccontare, in tutto il paese.
Ma a noi ha fatto riflettere. E se offrissimo una portaerei, pardon una portaelicotteri, almeno uno spiazzo, perché gli infiniti comitati per le centinaia di boschi Faiti possano atterrarci? Così ci siamo messi al lavoro e da lunedì prossimo, 17 ottobre, sarà nelle edicole, come terzo “fascicolo” di Carta, un vero e proprio settimanale del Lazio e di Roma [in quest’ordine, per far notare che oltre alla metropoli esiste una regione molto viva e interessante]. Otto pagine di inchieste, osservatori su Municipi, Comuni, Province e appunto Regione, esplorazioni sociali e narrazioni [come quella di Lanfranco Caminiti, che nel primo numero racconta a suo modo il tema su cui abbiamo fatto un’inchiesta: il disastro dei trasporti regionali e la frustrazione dei pendolari]. CartaQui, così l’abbiamo battezzato, è come sempre un lavoro aperto, che richiede condivisione e propone rete. Il suo indirizzo è romalazio@carta.org
Questo primo numero del settimanale regionale viene diffuso in tutta Italia. Perché potrebbe essere il modello di altre edizioni regionali o pluri-regionali [e in diverse regioni ci sono compagni che stanno sondando il terreno]. Potrebbe essere la nostra piccola rivoluzione: un giornale che non è più solo una redazione “centrale”, ma una rete di redazioni locali. Guardate CartaQui e diteci cosa ne pensate, se vi va.





