Non abbiamo ancora commentato il reportage di Fabrizio Gatti da Lampedusa, ci siamo limitati a pubblicarlo in questo sito il giorno stesso in cui L’Espresso è andato in edicola. In questi giorni abbiamo parlato con lui, per pubblicare le sue impressioni, sull’accoglienza che il servizio ha avuto nei media e nella politica, sul prossimo numero di Carta settimanale. E’ bene che gli scandali avvengano, diceva quel tale. Notiamo tra parentesi che gli scandali dipendono. Carta pubblicò un paio di mesi fa la testimonianza di una infermiera che aveva lavorato dentro il Cpt di via Mattei, a Bologna, non meno grave, secondo noi, del racconto di Gatti. Ci facemmo anche la copertina e scrivemmo: speriamo che il fratello del ministro Giovanardi, che gestisce il Cpt di Bologna e anche quello di Modena, ci quereli. Non accadde nulla, nulla di nulla.
E d’altra parte, lo stesso, dopo tanto clamore, sta per accadere anche con il racconto di Gatti. L’inchiesta del Viminale, affidata da Pisanu al prefetto di Agrigento, cioè a colui che sarebbe responsabile di quel che accade a Lampedusa, sta per affondare nella sabbia. Della magistratura non sappiamo. Ma in compenso la capacità dei politici di imbrogliare tutto è spettacolare. Castelli che reagisce dicendo “tanto si sa che i giornali di sinistra mentono”. Livia Turco che “ci vuole un’inchiesta”, come se quel che Gatti racconta in diretta non fosse documentato, a Lampedusa e in tutti i Cpt, da anni di denunce, racconti, testimonianze. Prodi che si rifiuta anche solo di pronunciare l’acronimo scandaloso: c-p-t. Tanto, aggiungono quelli del centrodestra, il vostro eroe Zapatero fa pure di peggio, a Ceuta e Melilla. Il che è vero, purtroppo, anche se nessuno aggiunge che sì, i respinti da Melilla finiscono direttamente nel deserto, ma lo stesso accade a quelli respinti da Lampedusa, destinati al lager libici nel deserto.
Dunque non c’è scampo, la percezione del pubblico è che se tutti fanno così, non c’è alternativa, anche a costo di pagare qualche prezzo “d’immagine”: piccole e meno piccole torture, maltrattamenti, condizioni igieniche detestabili, sopraffazioni, abusi sui diritti dei richiedenti asilo, furti sulle forniture, una nascente mafia in cui i famigerati scafisti stringono patti con esimi tutori dell’ordine. Che ci vogliamo fare, la “lotta alla clandestinità”, come dice Livia Turco, è “un dovere della sinistra”: il punto è che bisogna farla in modo pulito. Come la guerra “umanitaria”, appunto, la “flessibilità buona” e lo “sviluppo sostenibile”, ecc. E’ l’aggettivazione a fare la differenza tra destra e sinistra.
Ecco dunque che un discrimine molto chiaro affiora finalmente dal minestrone della politica e dell’informazione. O si è per chiudere i Cpt o si è per tenerli aperti. Da questo punto in là, due diverse civiltà sono possibili.





