Zona rossa 1

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Qualche appunto, utile forse a chi si chieda cosa ne è stato dell’incontro duplice che Carta ha organizzato sabato scorso a Roma. Alleghiamo qui una prima trascrizione – non rivista dall’interessato – dell’introduzione di Marco Revelli al dialogo del pomeriggio, in cui si presentava il suo libro “Carta d’identità”, che dovrebbe essere in edicola da lunedì 3, se non lo trovate fatecelo sapere, per favore] e, insieme, si discuteva della “proposta di Carta”, quella di ri-creare uno “spazio pubblico” in cui organizzazioni e reti sociali possano, fuori e lontano dalla “zona rossa” della politica dei partiti, incontrarsi, confrontarsi, e, se vogliono, concertare cose da fare assieme, insomma giovarsi di quella che Tom Benetollo usava chiamare l’"autonomia politica del sociale". Non necessariamente contro, ma certamente sotto o a lato dei linguaggi, delle priorità, dei costumi e delle concorrenze tipiche della politica-politica, tanto più invadenti in un periodo elettorale com’è questo.

Ci siamo riusciti? Rispondere sì sarebbe frettoloso. La sala che avevamo scelto era piena, questo sì. E “zone” sociali diverse [dal sindacato all’Arci, da Lilliput al commercio equo, dai “senza volto” a Rifondazione, dall’"altra economia" a reti locali] erano, più che “rappresentate”, personificate da chi ha preso la parola dopo Revelli, venendo “interrotto” da Bruno Amoroso. Ci pare, come anche molti di questi amici-compagni ci hanno detto, che uno “spazio” simile sia necessario, e che sarebbero pronti ad aiutarci a tenerlo aperto. Non ci facciamo illusioni, ma certo, ci hanno detto diversi “ospiti” sabato sera, usciamo di qui con qualche grillo per la testa e per niente depressi. E’ già molto.

Nel fine settimana si sono tenuti: l’incontro degli economisti di sinistra promosso dal manifesto; l’incontro sui temi della democrazia promosso dal Forum costituzionale; l’incontro sui temi dell’informazione organizzato da Micromega [cui noi non siamo stati invitati, ma non importa, infatti ne abbiano dato notizia nel sito e nella newsletter]; l’incontro contro il carovita ideato da reti sociali “disobbedienti” e da sindacati di base. Un gran daffare. In più, c’era appunto anche “Zona rossa”, il nostro incontro. Non saremo noi a dire che bisognerebbe unificare tutto, anche perché i toni di questi incontri sono stati diversi [in qualche caso molto diversi, come sui temi della “politica economica di sinistra” e quelli della decrescita, che sembrano allontanarsi a gran velocità]. Ma in certo modo tutti questi incontri alludevano a una necessità di discussione pubblica, e plurale, di quel che l’Unione, salvo eccezioni, tiene coperto e monoculturale [la crescita, appunto]. A questo scopo, noi siamo tra i promotori del Forum per la democrazia, che si terrà a Bari nel primo fine settimana di novembre, insieme con l’assemblea degli amministratori del Nuovo Municipio [incontro assai caldo, vista la finanziaria] e il nascente cantiere o Contratto dell’energia. Ma in parallelo, dopo l’incontro di sabato, pensiamo di sentirci autorizzati – come abbiamo detto alla fine del dibattito – a proporre altri incontri simili. A fare rete, in poche parole.

Nel frattempo, magari c’è un interesse, in altre città, a organizzare incontri che prendano a spunto il libro di Marco Revelli. Chi ha questa idea in testa ce lo faccia sapere. Quanto alla nostra visione delle cose, il testo di Revelli leggibile già da ora nel sito è una buonissima approssimazione.

Ultima annotazione: la mattina dello stesso giorno abbiamo discusso con qualche decina di nostri soci e amici dei destini di Carta. Ci pare che due cose abbiano sollevato interesse, al di là di consensi e critiche [benvenuti] al nuovo settimanale e al nuovo mensile. Primo: il fatto che è la distribuzione in edicola l’anello debole del nostro lavoro e che lì bisogna concentrare fantasia, energia e capacità di indipendenza. Secondo: la prossima uscita dell’edizione laziale-romana [otto pagine settimanali chiamate “Carta Qui” ha solleticato la voglia di metter su iniziative simili, in uno schema redazionale “a rete” [ossia con gruppi redazionali regionali o pluri-regionali in rapporto con la redazione del settimanale ma non dipendenti dal “centro”, amici e compagni di Marche-Abruzzo-Molise, del Piemonte e del nord-est. Il costo delle otto pagine è modesto e trovare un po’ di soldi che non facciano gravare queste edizioni locali sul bilancio della cooperativa non è così difficile [in pubblicità, soprattutto]. Quanto a Carta, la sua salute sta rapidamente migliorando: nel suo piccolo, questa è una “impresa” che sta ben ritta sulle sue gambe, è indipendente e produce informazione e cultura. Non è quel che volevamo, sette anni fa?

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