Una lezione universitaria

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Il 15 settembre sono stati in tanti a tirare un respiro di sollievo alla notizia che, dopo la bocciatura del decreto sul secondo ciclo da parte delle Regioni, la signora Letizia Moratti era stata costretta a rinviare di un anno [cioè a mai] la sperimentazione. Quindici giorni dopo, la doccia fredda: il governo decide che se sulla scuola si può transigere, la cosiddetta riforma sullo stato giuridico della docenza universitaria deve passare a ogni costo. Anche fregandosene del parlamento, anche in barba alle proteste di docenti, ricercatori, rettori. Anche a colpi di manganello. In ballo non c’è solo una impellente questione di immagine [due batoste sono “peggio che one” e, come tutti sanno, l’immagine è l’anima della politica [berlusconiana], ma corposi interessi sui quali non sono ammesse smagliature.

E non si tratta solo di “piccoli” interessi di bottega [qualche favore alle università private, un ferreo controllo sulla ricerca da parte delle imprese, la cancellazione dei ricercatori, mine vaganti di un sistema che occorre blindare] ma anche di grandi aspirazioni “ideali”. In ballo, insomma, c’è l’efficacia e l’efficienza di una grande teoria economica, anzi, di più, di una filosofia. Macché, ancora di più: di un progetto globale che si chiama neoliberismo ma che è già vecchio. E scricchiola, si incrina e vacilla sotto i colpi del fallimento delle magnifiche sorti che vagheggiava e della smisurata espansione di cui vaneggiava. L’idea di un liberismo “universale” che si declina a scala europea nella forma specifica di quella che tutti conoscono come la “Direttiva Bolkestein” e a scala nazionale (scusate la parola) in quella che prende il nome di “Riforma Moratti”.

Di quest’ultima, tra qualche mese, speriamo, non si sentirà più parlare. Quanto alla direttiva europea che intende privatizzare tutti i servizi [intendendo per “servizi” la casa, l’istruzione, la salute, la previdenza, i trasporti, la conoscenza, la formazione oltre all’aria, l’acqua, l’energia, il territorio e l’ambiente], sarà dura. Non solo nel Parlamento europeo, che ne discuterà tra poco, ma per i terribili effetti “pratici” che già si avvertono.

Una ottima ragione per mostrare, dal 10 al 15, quando in tutta Italia sarà bloccata la didattica e poi lo stesso 15 ottobre, giorno della manifestazione europea contro la Bolkestein [a Roma l’appuntamento è alle 15 in piazza della Repubblica] che se la direttiva di quell’illuminato commissario europeo per la concorrenza e il mercato interno – il signor Bolkestein – della allora commissione Prodi è il grande il passe par tout per privatizzare beni comuni e diritti universali, altrettanto vasta può essere l’opposizione.
Che, come l’aria, non ha confini e come la conoscenza non ha padroni.

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