Pasquale Paoli

050928nave01

Le teste di cuoio e i gendarmi francesi hanno stabilito un record, mercoledì mattina: per la prima volta, un gruppo di lavoratori in sciopero è stato trattato esattamente come una banda di Al Qaeda. Certo, anche i marinai della Sncm, la società di navigazione di proprietà pubblica, non scherzavano: per impedire l’annunciata vendita della società a un fondo di investimento [una privatizzazione], e le centinaia di licenziamenti già annunciati dal futuro proprietario, si erano impadroniti di un grande traghetto, erano partiti da Marsiglia, navigato tutta la notte e ormai erano in vista della Corsica. Dieci elicotteri delle teste di cuoio hanno depositato sulla grande nave, proprio come si vede nei film in cui Harrison Ford da solo sbaraglia branchi di terroristi islamici, una cinquantina di membri di forze speciali. I quali, si può supporre, hanno poi con estrema facilità arrestato i marinai. Nel frattempo, però, sia il porto di Marsiglia che quello di Bastia, in Corsica, erano precipitati nel caos, interamente bloccati dai violentissimi scontri tra marinai e poliziotti: lacrimogeni, manganelli, Tir gettati in mare. Che, poi, la nave dirottata si chiami “Pascal Paoli”, alla corsa Pasquale Paoli, eroe storico dell’indipendentismo dell’isola, è un tocco di ironia su una situazione drammatica.

Ma la domanda è: perché la privatizzazione di una compagnia di navigazione, evento negli ultimi decenni consueto come la pioggia, ha provocato una resistenza tanto estrema? E perché il 4 ottobre [come un sindacalista francese spiegherà nel prossimo numero di Carta settimanale] è per la Francia, a suo modo, una data storica, quella in cui tutti i sindacati, uniti come non era mai capitato, chiamano a una giornata di azione, prologo forse di uno sciopero generale, contro la politica liberista del governo di Villepin? E Villepin non era stato chiamato da Chirac a mettere un dito nella diga dell’economia di mercato, crollata quando il paese, contro quasi tutte le forze politiche, aveva votato “no” al referendum sul Trattato costituzionale europeo, accusato appunto, e giustamente, di rendere il liberismo la religione ufficiale dell’Unione europea?

Al di là delle Alpi, in un modo o nell’altro, il nodo torna sempre al pettine: il pensiero unico [espressione coniata da Le Monde diplomatique] viene sistematicamente, e sempre più decisamente, rifiutato in ogni ambito, si tratti dell’agricoltura e degli Ogm [e José Bové potrebbe candidarsi alla presidenza della repubblica], della conoscenza, del lavoro o dello stato sociale. E questo accade grazie a un dibattito pubblico che dura da anni, che prima del referendum è diventato senso comune, e che qui da noi – tra “economisti marxisti” che fanno la danza della pioggia perché l’economia riprenda a crescere e politici di sinistra che si scoprono credenti proprio mentre il Vaticano sta invadendo i territori che Zapatero in Spagna ha messo al sicuro – guardiamo con grande invidia.

Magari non sono tutte rose, in Francia. Attac, la principale organizzazione “altermondialiste”, è scossa da una crisi molto forte. Ma si tratta di una crisi di crescita: quel che fin qui Attac è stata non basta più, perché appunto la critica alla mondializzazione è diventata parola corrente, ma non si sa cosa debba diventare, visto che i partiti politici non sono un modello granché attraente. Vorremmo averla noi, una crisi così, invece che discutere ossessivamente di candidati ed elezioni.

invia per mail torna su
dello stesso autore
Archivio degli editoriali
Seleziona un periodo
11 ottobre 20 ottobre 4 novembre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abbonati abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antimafia sociale Antiproibizionismo antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api aprilia Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche auser Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biodiversità biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna Bolzano borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Camerun Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita carta Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro Cisgiordania città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comuni comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice