Lunedì mattina sono stato a Radio 3 Mondo, buonissima trasmissione dell’ultimo bunker di una Rai il cui problema è – visto da sinistra – mettere Bruno Vespa in grado di competere con Enrico Mentana, Simona Ventura con Paolo Bonolis e, battaglia democratica decisiva, Pupo con Paperissima [visto da destra è l’esatto rovescio]. Ne scrivo qui non per vantare una comparsata sui media [tanto Carta non è telegenica, è radio-ignorata ed è anche citabile con difficoltà, come capita quando Panorama si occupa di noi e scrive “il mensile”. Non è che ce ne frega tanto, per la verità. Però all’invito di una persona seria, com’è ad esempio Emanuele Giordana, non si dice di no. Così, mi sono ritrovato a discutere di “cooperazione internazionale allo sviluppo” con il capo del settore al ministero degli esteri, il dott. Deodato, con una signora della Banca mondiale e con un rappresentante della Associazione italiana delle Ong, quella presieduta da Sergio Marelli, e che in questo caso era rappresentata da tale Alberti, di una Ong di origine Comunione e liberazione.
Il dibattito è stato molto interessante. Quando ho citato non il giudizio, ma la constatazione di Riccardo Petrella, secondo cui l’Onu e la comunità internazionale, fissando al 2015 l’obiettivo di dimezzare la povertà nel mondo hanno rinunciato ad abolirla, la povertà [come promettevano quindici anni fa], la signora della Banca mondiale mi ha replicato: “Lei è fazioso”. Quando ho detto che le cifre che lo stato italiano spende in cooperazione, molto al di sotto della quota suggerita [ahimé solo suggerita] dall’Onu, sono ridicole, il dott. Deodato ha replicato che si tratta pur sempre di un mucchio di denaro, e che bisogna essere realisti, perché i cittadini non sono certo altruisti. Quando ho suggerito che il mondo delle Ong si è spaccato in due, fin dall’Operazione Arcobaleno di D’Alema, e tanto più con l’Iraq, perché c’è chi accetta di intervenire sostanzialmente sotto comando dei governi che fanno la guerra e chi no, quel tale Alberti mi ha replicato che “sulla guerra le Ong non devono schierarsi”, benché io abbia visto con i miei occhi Sergio Marelli alla marcia Perugia-Assisi, in un tripudio di bandiere arcobaleno [quelle della pace, non quelle di D’Alema].
In sostanza, in capo a un’ora di discussione, ho ricavato – forse per mia ignoranza della materia – le seguenti, stupefacenti [per me] conclusioni: a] che il funzionariato cresciuto attorno a grandi Ong, Banca mondiale, ministero degli esteri, non ha nemmeno l’ombra della tentazione di mettere in discussione quel che ha fatto da qualche decennio a questa parte; b] di conseguenza, negano che la situazione dell’ineguaglianza [povertà, mancanza d’acqua, ecc.] sia giunta a un punto catastrofico, e reagiscono a chi glielo fa notare con un assortimento di insulti che va dal già citato “fazioso”, a “ideologico”, “massimalista”, ecc.; c] che le guerre purtroppo ci sono ma a noi che ce ne frega, noi dobbiamo solo fare l’intervento umanitario [che ne dice Marelli?]; d] infine, non hanno letteralmente mai sentito parlare di quel che la società globale e le comunità locali fanno per mettere toppe al colabrodo creato dai governi, ad esempio quel gigantesco fenomeno di contestazione della messa in commercio della terra e di rivendicazione dell’agricoltura locale e della sovranità alimentare che è Via Campesina. Non hanno dubbio alcuno nel pronunciare la parola “sviluppo”, non sanno ad esempio della lotta di milioni di indiani contro le dighe, non hanno esitazioni nell’indicare la responsabilità dei fallimenti nei corrotti governi del sud del mondo [che come è noto con l’occidente non c’entrano niente] o nella moltiplicazione disordinata dei progetti [di nazioni o di enti locali], ciò che impedisce una pianificazione razionale, ecc.
Quando sono uscito dagli studi della radio morivo di invidia. Anch’io qualche volta ho la tentazione di evacuare i cattivi pensieri, affittando un film di Schwarzenegger e, nello stesso luogo dove si prendono i film, comprare le tagliatelle di “Quattro salti in padella” e un bidone di pop corn, sedermi in poltrona e procurarmi un’overdose di tutte quelle droghe. Il mondo virtuale dell’occidente, quello che il dott. Deodato chiama “reale”, è certo più rassicurante.





