Week end

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Thanks God, it’s friday, grazie a dio è venerdì. La settimana è finita, almeno per chi ha un lavoro con orario stabilito da contratto. Si avvicina il week end, la fine della settimana. In Texas si avvicina anche l’uragano Rita, a Washington si avvicinano i pacifisti. Nella vita di George W. Bush, questo deve essere uno dei peggiori week end in assoluto. Il presidente degli Stati uniti, che da qualche mese sulla stampa non viene più definito “l’uomo più potente del mondo”, può scegliere: andare in Texas o restare a Washington.
Nel primo caso potrà confortare i suoi concittadini (Bush è stato governatore del Texas prima di diventare presidente) e sperare che l’uragano Rita passi senza ripetere gli scempi di Katrina. L’appello all’evacuazione dei 600 chilometri di costa che potrebbero essere colpiti stavolta pare stia funzionando. A New Orleans, che non dovrebbe essere travolta, stanno lavorando alacremente per rinforzare gli argini sul lago Pontchartrain. Un colpo di coda di Rita, anche con pochi pollici d’acqua, potrebbe vanificare il lavoro di queste settimane. A proposito: qualcuno ha sentito o letto quanti siano i morti accertati? Galveston, cittadina di 57 mila abitanti sul Golfo del Messico, in Texas, è vuota al 90 per cento, scrivono i corrispondenti dei giornali internazionali. A Houston, che in alcuni quartieri è a rischio inondazione, si stanno preparando al peggio. Il Texas ha anche chiesto 10 mila soldati dell’esercito federale da mobilitare d’urgenza in caso di necessità.

Chi ha lasciato il Texas già da tre settimane per fare il percorso fino a Washington è Cindy Sheehan, madre di Casey, uno dei quasi duemila soldati statunitensi caduti in Iraq. Cindy, e con lei altri familiari di caduti, veterani, reduci, e decine di migliaia di persone, hanno fissato per questo week end, allungato fino a lunedì, una grande mobilitazione pacifista. Anzi, la più grande mobilitazione contro la guerra in Iraq che ci sia stata finora negli Stati uniti. Uno scatto di reni del movimento, che negli ultimi mesi ha iniziato a raccogliere il silenzioso lavoro di centinaia di incontri a grappolo, nelle metropoli e nelle piccole città.

Bush ha scelto di andare in Texas e perdersi il grande concerto “Operazione Cessate il fuoco”, che dal pomeriggio di sabato sarà la colonna sonora della protesta pacifista. È comprensibile: non vuole ripetere la figuraccia del dopo-Katrina e, in ogni caso, il ranch di Crawford è al sicuro. Anche lì, però, nella tenuta di famiglia, non potrà non pensare a Cindy Sheehan, che ha passato la sua estate davanti ai cancelli. Non c’è scampo, per W. Bush. Due uragani insolitamente forti, a così poca distanza l’uno dall’altro, sono evento raro, causato dall’"american way of life" che Bush ha così brutalmente rivendicato. Il primo uragano gli ha rovinato le celebrazioni per l’11 settembre, l’altro almeno gli fornisce un alibi di ferro per sfuggire alla contestazione pacifista. Che non mancherà di ricordare che centinaia di migliaia di auto incolonnate sulle autostrade texane sono la testa del famoso serpente. La coda sta tra i pozzi di Bassora.

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