La strage di Gela

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La sequenza è questa: Berlusconi dice che i sondaggi danno alla pari centrodestra e centrosinistra, seguono le opinioni di Follini, Casini, Bondi, Fini, Castagnetti, Pecoraro Scanio, Fassino, Diliberto, Bertinotti; alla marcia della pace Perugia-Assisi partecipano oltre duecentomila persone, immagini di bandiere arcobaleno e gente che cammina, seguono le opinioni di Castagnetti, Pecoraro Scanio, Fassino, Diliberto, Bertinotti, Fini, in più immagini di una contro-manifestazione della destra a Spoleto con 15 persone; 12 “clandestini” trovati annegati sulla spiaggia di Gela, arrestati 7 “scafisti”, “saremo inflessibili”, dice Pisanu, nessuna opinione di Castagnetti e Bondi; la Roma ha perso in casa e la Juventus è tornata la Juventus, ma senza immagini perché ormai le ha comprate Mediaset; Bush per la terza volta visita i luoghi del disastro, anche New Orleans, che attraverserà su veicoli militari…
Vi siete annoiati? Sì, anch’io mi sono annoiato a guardare il Tg1 di domenica sera. Però, ripensandoci, mi sono–scusate la parola–incazzato. Ho avuto voglia di fare come quei tali che nel film “Quinto potere” aderivano all’incitamento di un anchor man televisivo uscito di testa, si affacciavano alla finestra e gridavano: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo tollero più”. Non che servisse a gran che, ma almeno uno si sfogava. Cioè reagiva alla esasperante normalità con cui eventi atroci affondano in una pozzanghera di parole inutili [o almeno rese tali dalla tv, che fa dire anche a politici intelligenti cose come “questa cosa è meglio farla meglio”, o roba simile].

Quando abbiamo fatto quel titolo, “I naufraghi dello sviluppo” [citando il fondamentale libro di Serge Latouche] pensavamo ovviamente a quelli di New Orleans e a tutti noi, che ci troviamo a fronteggiare una catastrofe ambientale che non è un incubo, la mania di un ambientalista pazzo come il profeta televisivo o un evento lontano nel tempo. La catastrofe sta avvenendo. Come la rivoluzione, non è detto che la fine del mondo [cioè della civiltà umana come la conosciamo] debba avvenire tutta d’un colpo: fenomeni come l’effetto serra–dicono gli scienziati–provocano una instabilità crescente, uno sfaldamento delle calotte polari e dei ghiacciai progressivo [e già in corso], e così via. C’è un politico, o un giornale, che ha assunto la questione–la rivelazione di New Orleans–nella sua profondità e gravità? Chi ha gettato uno sguardo sul futuro, dicendo “dobbiamo cambiare strada, subito e radicalmente”? E a sinistra? Beh, lì abbiamo gli “economisti marxisti” [ossimoro!], che sul giornale di Rifondazione suggeriscono di calcolare il costo monetario degli effetti ambientali della crescita, e di farlo ai fini di una redistribuzione di questo costo. Com’è che non si rendono conto di quanto folle sia l’idea, o l’imperativo, di tradurre la vita stessa in unità di conto monetarie? Ma dove vivono, in una banca?

Ma ancora più grave, in un certo senso, è la crudele fatuità con cui, in questo paese, si gioca con i migranti. Un imam viene espulso, in sostanza perché le sue opinioni sono sgradite, e si dibatte con leggerezza di quanti come lui vanno cacciati. Si chiude una scuola islamica a Milano, con un pretesto e quindi in modo ipocrita, e il presidente di sinistra della Provincia dice che è giusto, che lui è contro i “ghetti”. Perché non lo va a dire ai salesiani o alla scuola ebraica di Roma?

Ma soprattutto: perché non reagiamo, quando dodici corpi annegati vengono trovati su una spiaggia siciliana? Perché non ci chiediamo seriamente chi ha la responsabilità di questa strage, che ha provocato più o meno lo stesso numero di vittime di quella di Piazza Fontana? E’ colpa degli “scafisti”, dei contrabbandieri di carne umana? Ma certo. Ma chi procura profitti tanto alti agli “scafisti”? Chi rende rara la merce fondamentale: il diritto a vivere, a cercare altrove cibo, lavoro, abitazione per sé e per la propria famiglia. C’è sì un osceno commercio di carne umana, a organizzarlo sono il governo libico e quello italiano: il primo lascia che si organizzi il traffico, il secondo paga per deportare i migranti nel campi del deserto libico, un perfetto scambio–lo segnalo agli “economisti marxisti” [ossimoro!]–M-D-M, merce-denaro-merce.

Ma poi: cosa appunto capita a quelli che non annegano? Finiscono nei Cpt, Centri di permanenza temporanea. Buchi neri dove ogni diritto è sospeso, ogni abuso consentito, ogni futuro calpestato. A inventarli è stata la compagna Livia Turco, che ancora oggi, a domanda, non risponde, perché nella sua testa vorticano percentuali nei sondaggi e numeri elettorali. Così parla di “superamento”. Forse li ribattezzeranno Centri di ricreazione turistica [la sinistra “riformista” è specializzata in eufemismi ossimorici, come “guerra umanitaria”. Un insistente moto di indignazione e protesta assedia da anni questi lager, e tuttora non abbiamo la certezza che, una volta al governo, il centrosinistra li abolirà. Forse non possiamo portare aiuto ai “naufraghi dello sviluppo” che annegano davanti alle nostre spiagge, ma i Cpt sono qui, dentro le nostre città, a portata di mano. Ripristiniamo un minimo di legalità e di rispetto per i diritti delle persone: chiudiamoli.

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