L'estate clandestina

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Dal 3 al 18 agosto Carta chiude bottega. Ci riposiamo, dopo aver fatto tanta fatica a varare il nuovo settimanale e il nuovo mensile, e a fare tutto quel che abbiamo fatto nella prima metà del 2005. Sappiamo che la seconda metà dell’anno sarà ancora più difficile, soprattutto su quella linea d’ombra che corre tra la società civile e la politica istituzionale: l’aria di elezioni politiche sta diventando tempesta. Ma nel mese di agosto si sospende tutto? Per niente. Tanto per dirne una, a La Realidad, in fondo alla Selva Lacandona, gli indigeni con il passamontagna riceveranno delegazioni di organizzazioni sociali e politiche [non elettorali] di tutto il Messico, e di tutto il mondo: vogliono inventare una “otra forma de hacer politica”, e noi tutti facciamo il tifo, mentre inchiodiamo assi alle finestre per non essere travolti dall’uragano elettorale che sta per abbattersi su di noi.

Molto meno serio è l’agosto italiano, che nel prossimo numero del settimanale [in edicola da lunedì 8 fino a lunedì 29, accompagnato dal fedele mensile, Carta Etc, che nel secondo numero si occupa appunto di zapatisti, tra molte altre cose] abbiamo battezzato “l’estate clandestina”. E non solo per via dei migranti che si aggrappano alle coste siciliane mentre la ricca Europa dà loro martellate sulle dita perché ricaschino in mare. Ma per il clima pre-pre-elettorale reso fosco dagli attentati e dalle previsioni di attentati.

Prendiamo ad esempio i tradizionali fischi ai rappresentanti del governo–di qualunque governo–che il 2 agosto si presentano a Bologna per spargere lacrime di coccodrillo sulle vittime della strage alla stazione del 1980. Quei fischi hanno un’unica spiegazione: il segreto di Stato, che nessun governo ha voluto, o potuto [ad essere generosi], abolire. Perciò non sappiamo con certezza chi è stato, coperto da chi e perché, ad ammazzare decine di nostri concittadini. Quindi, le parole di circostanza di mandarini di ogni regime vengono fischiate. Eppure, nemmeno questo è concesso. Il coro di riprovazioni e condanne è unanime, nel centrodestra e nel centrosinistra [salvo le solite eccezioni]. E uno come Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della Sera, si arrampica su uno specchio per dimostrare che il passato non deve passare però è passato, e chi non è d’accordo rappresenta “un paese bambino inguaribilmente maleducato e fazioso”. Come può permettersi, un professore di medio livello, di insultare chi protesta? Ma è il clima fosco di cui si diceva, la spiegazione. Provi Galli della Loggia a sostituire alle parole “strage di Bologna”, le parole, che so, “deportazione degli ebrei”, e vedrà quanto la sua acrobazia sul passato che non passa ma passa è grottesca.

Su uno specchio si arrampicano anche gli eroi della “giustizia e libertà” di Repubblica, il giornale più faziosamente “progressista” che si sia mai visto. Il loro padrone, De Benedetti, si mette in affari con Berlusconi, e loro spiegano che una cosa è l’impresa editoriale e un’altra l’impresa e basta. Ridicolo. Se non fosse per il clima fosco, ammetterebbero senza esitazioni che un imprenditore è un imprenditore, e che De Benedetti è l’altra faccia di Berlusconi. Magari si ribellerebbero, dopo averci ammorbato per anni con l’"anomalia" berlusconiana [non che non esista, al contrario, ma non è la sola, ecco il punto]. Invece si preparano a una campagna elettorale in cui sosterranno la parte peggiore del centrosinistra perché dopo Berlusconi ci siano dei berlusconi.

Ma l’estate più clandestina è quella dei nostri concittadini musulmani. Per una pura ragione di immagine, per ottenere titoli sui giornali e far vedere i muscoli, governo e opposizione insieme [con le solite eccezioni] hanno dato un bel calcio a quel che resta dello stato di diritto. Attenti a circolare senza documenti e con la faccia abbronzata: potreste essere costretti a regalare la vostra saliva a un poliziotto. E anche se parlate perfettamente italiano, rischiate di finire in un Cpt, o magari essere espulsi in un presunto paese d’origine: io conosco senegalesi che parlano perfettamente bresciano e somali che non distingueresti da uno di Cinecittà. Ma se poi siete effettivamente somali o, peggio, arabi, la vostra vita è diventata una prigione a cielo aperto. E il mio molto ex compagno del manifesto Stefano Menichini, oggi direttore del giornale della Margherita [di Rutelli, cioè], dice in pubblico che il “pacchetto Pisanu” è quel che ci voleva. Solo proibire il chador gli pare un po’ eccessivo. E’ una sfumatura di centrosinistra, si capisce.

Dice: ma il pericolo di attentati è reale. Vero. Ma, a parte che giuristi ed esperti ci spiegano come quel “pacchetto” non aiuta per nulla poliziotti e agenti segreti [se non a inscenare conferenze stampa al Vicinale che servono solo a tagliare fuori il Sismi, quello di Nicola Calipari, nella lotta per il controllo dei servizi in cui l’eterno De Gennaro gode dell’appoggio di tutti, compresa la Repubblica di De Benedetti], ci si dovrebbe finalmente chiedere se il problema non stia nella radice. E la radice è la guerra. Se le truppe d’occupazione italiane tornassero a casa, i pericoli di attentati–come in Spagna–diminuirebbero enormemente, Troppo semplice, vero?

Così, non ci resta che incrociare le dita, fischiare i governi e trascorrere un agosto clandestino, magari frequentando i posti–e sono molti–dove si fanno, si dicono, si suonano e si recitano cose intelligenti e interessanti. Riflettendo con calma su quel che accadrà da settembre in poi. Almeno, è quel che farà la piccola pattuglia di Carta. Arrivederci presto.

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