Una immagine è attaccata a Genova, luglio 2001, come una carta adesiva: è la fotografia di un immane schieramento di poliziotti – caschi, manganelli, lacrimogeni – e davanti un tipo né giovane né adulto [come tanti] che alza due dita magre e lunghe in una V.
Ci sono tante immagini di Genova impresse negli occhi e nei cuori di tanti e che tanti non dimenticano perché non possono e non vogliono. Ci sono i ricordi legati a quel torrido luglio, freddo come la morte di Carlo. Tutto questo, mescolato assieme e non più distinguibile, arriva ora al suo quarto anno di vita [e di morte]. Ci sono persone, che Genova ci ha regalato, delle quali non possiamo più fare a meno. Haidi Giuliani è una di loro. In una intervista al manifesto, il giorno di inizio della cinque giorni “Per non dimenticarlo” [vedi programma], a una domanda di Loris Campetti sul “grande” assente, la politica, così risponde: “Per carattere guardo sempre le persone, e le persone le vedo. Sono persone che fanno politica, per me questa è politica, quella vera. Se parli della Politica con la p maiuscola, hai ragione, ma generalizzare non serve”. In questa frase c’è la “ragione sociale” che portò, quattro anni fa, centinaia di migliaia di persone a Genova. C’è l’essenza autentica di quel cambiamento di mondo e di paradigma che molti invocavano e al quale, ancora oggi, molti lavorano. In tutto il mondo.
Il 20 sera ero a Ceccano, piccola cittadina della provincia di Frosinone che, nella piazza principale, discuteva di Genova, di Carlo, di quel luglio che qualcuno ha definito “un mito fondativo”. Persone alle quali stanno rubando, per motivi di speculazione e di mercato, un magnifico e grande bosco. Persone, contadini, operai della ex Snia, militanti, sindacalisti, pacifisti, che quella stessa mattina avevano visto morire le loro mucche [per molti, tutta la loro economia, la loro vita] affogate in un torrente avvelenato. Eppure, attente a capire che nesso c’è tra le loro vite di oggi e quella storia recente. Testimoni di quel popolo di sei miliardi di abitanti che quattro anni fa si rivoltò contro gli 8 Grandi della terra dimostrando che la terra è grande abbastanza per tutti, ma non per chi esclude, rende poveri e soli. E questa, come dice Haidi, “è la politica”.
Torneremo a Genova, ci torneremo sempre. E ci torneremo tra poco come “parte lesa” nei processi alle “forze dell’ordine” accusate di aver fatto violenze inaudite, di aver tentato di umiliare e cancellare sei miliardi di persone probabilmente povere, probabilmente oppresse, probabilmente disperate ma con una inesauribile risorsa: la dignità.





