Un anno difficile

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Abbiamo aspettato qualche giorno ad aggiornare l’editoriale del sito, perché l’ex Comitato Fermiamo la guerra si stava riunendo, o cercando di riunire, per fare qualcosa di utile, dopo le bombe di Londra e nel momento in cui il governo – come da peggiore tradizione – annuncia nuove leggi antiterrorismo e si dispone a ri-finanziare la spedizione militare in Iraq. Speravamo che la pressione degli avvenimenti qualcosa provocasse. E in effetti saranno resi noti una “lettera ai musulmani” e un testo di commento alle vicende londinesi. Si chiede mobilitazione in tutta Italia e si propone un sit in davanti a Montecitorio martedì prossimo, quando si voterà sull’Iraq. Ma la firma non è quella del Comitato Fermiamo la guerra. Chi vuole firmerà l’uno e l’altro documento [e Carta, per quel che conta, ovviamente firma]. La Cgil, in particolare, non se la sente di promuovere un tale documento in questo momento. Ma dall’altra parte c’è chi pensa a “sostenere la resistenza irachena” e che, certo, cinquanta o ottanta morti nel metrò di Londra è un fatto grave, è gente come noi, vittime innocenti: ma, si aggiunge polemicamente, quanti ne muoiono in Iraq tutti i giorni?

La mia impressione è che tutto sia dominato dall’urgenza di schierarsi di qua o di là, in una campagna elettorale interminabile. Già le primarie stanno provocando qualche crisi di nervi. Avevamo pubblicato in questo sito una “proposta di Carta” che era più che altro un tentativo di ragionare su questa situazione, e c’è chi vi ha visto una “strumentalizzazione” degli zapatisti al fine di uno “schieramento elettorale”.

Fantastico: l’opposto esatto di quel che stavamo cercando di fare. E del resto ogni riga che pubblichiamo viene letta in questo modo. Ma voi state con Folena e Martone: fate un nuovo partito? Siete troppo accondiscendenti con Rifondazione. Il vostro “cantiere” è anch’esso una operazione elettorale, siete con quelli e contro quegli altri. Questo è il clima. E nemmeno la nuova irruzione della guerra [non ho interesse ai distinguo tra “guerra” e “terrorismo”: so che sono fenomeni diversi e indipendenti, ma convergono entrambi su un unico effetto, ammazzare la gente inerme] ha rotto il maligno incantesimo.
Va bene, ritiriamo la “proposta” che non era una proposta. Andremo a tutte le riunioni, assemblee e discussioni alle quali saremo invitati. Saremo davanti a Montecitorio e diffonderemo ogni documento.

Porteremo avanti il “cantiere per il futuro”, che sta progettando un forum sulla democrazia in autunno [ammesso che si riesca a farlo, ovvero che si riesca a convincere ciascuno che gli conviene farlo]. Siamo pronti a conversare con chiunque. Ma non ci facciamo illusioni. Abbiamo di fronte un anno pessimo, in cui più che le intenzioni conteranno le interpretazioni delle intenzioni. Un anno in cui il movimento resterà solo. Voglio dire che le persone, i gruppi, le associazioni, cooperative sociali, botteghe del commercio equo, le reti, i forum, tutto ciò che – di per sé – non ha a che fare con le elezioni, anche se poi tutti vanno a votare, sarà considerato massa di manovra, truppa di questo o quel candidato. Un ciclo, quello cominciato nel ‘99 a Seattle e nel 2001 a Porto Alegre e Genova, è probabilmente concluso. Si tratterebbe, come nella nostra mediocrità diciamo da tempo, e come dicono gli zapatisti nella Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, di cambiare il mondo cambiandolo, di gestire il potere [diffondendolo] invece che conquistandolo. Ma temo che l’autonomia di cui i movimenti sociali italiani sono capaci, in positivo e in negativo, non sia sufficiente a questi scopi. Se ne riparlerà quando il nuovo governo di centrosinistra “supererà” i Cpt, ossia i Centri di permanenza temporanea, ribattezzandoli, che so, Csog, Centri di salute per ospiti graditi, e ridurrà il tempo di permanenza a 45 giorni [perché 30 sono pochi e 60 troppo costosi]. Perché, come dice chi li ha inventati, Livia Turco, “la lotta alla clandestinità deve essere di sinistra”.

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