Guerre

050707londra01

Dalle 11,30 di giovedì le informazioni si rincorrono, contraddittorie e frammentarie. Esplosioni nella metropolitana di Londra, gente che ne esce insanguinata e con gli abiti a brandelli. Esplosioni contemporanee su tre autobus, testimoni parlano di vetture squarciate. Cominciano ad essere comunicate le cifre sulle vittime. Si capisce che si tratta di un attacco terroristico su larga scala, bombe sui mezzi di trasporto pubblico, l’intenzione è provocare più morti possibili. Il vertice dei G8 è cominciato negli stessi minuti, vicino Edimburgo, assediato dalle proteste.

Sono coincidenze? Improbabile. E’ probabile invece che la catena di esplosioni a Londra sia una sorta di 11 settembre britannico, o di 11 marzo madrileno. Una cieca strage. Compiuta da chi? Si pensa subito ad Al Qaeda, o qualche organizzazione simile. I terroristi islamici contro cui Bush, e Blair, hanno dichiarato la guerra globale, invadendo prima l’Afghanistan e poi l’Iraq, Se così fosse, bisognerebbe concludere che la guerra non è stata efficace, per cancellare il terrorismo. E’ la conclusione cui è arrivato il nuovo governo spagnolo, che, dopo la strage di Madrid, decise di ritirare subito le sue truppe dall’Iraq.

Non crediamo che gli Otto riuniti a Gleneagles arriveranno alla stessa conclusione. Al contrario, agiteranno la guerra come la sola possibilità di risposta ai criminali che uccidono la gente nelle metropolitane, sugli autobus, sui treni [come a Madrid] o nei loro posti di lavoro [come a New York]. E’ una conclusione coerente, per chi crede che l’effetto serra si combatta con il nucleare e la povertà nel mondo, e in Africa, con più mercato e più privatizzazioni. Una violenza alimenta l’altra, all’infinito.

Peggio, le decine di migliaia che in questi giorni, a Edimburgo e dintorni, hanno protestato contro gli Otto saranno indicati come complici dei terroristi, dopo essere stati arrestati, sulla base di “sospetti”, grazie a leggi d’emergenza approvate per combattere il terrorismo, appunto. E’ già capitato dopo l’11 settembre, quando i commentatori dei grandi media, in tutto il mondo, celebrarono il funerale dei movimento per un’altra globalizzazione, che aveva dato prova della sua vastità, pochi mesi prima, a Porto Alegre e a Genova.

Se quello di Londra è un altro 11 settembre, la conclusione cui arrivare dovrebbe essere opposta: sono le persone come quelle di Edimburgo, di Porto Alegre e di Genova, la nostra sola speranza di interrompere la giostra macabra in cui a più guerra segue più terrorismo e così via. Un mondo diseguale e ingiusto sarà sempre un alibi perfetto, per gli assassini di massa. E gli assassini di massa saranno sempre un alibi perfetto, per chi vuole far sì, con la guerra, che il mondo resti diseguale e ingiusto.

invia per mail torna su
Archivio degli editoriali
Seleziona un periodo
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi crisi alimentare crisi finanziaria critical mass Cuba curdi dal molin De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica