Ci risiamo. Quattro anni dopo Genova, i presunti Otto Grandi tornano a riunirsi in un paese europeo, vicino a una grande città, e di nuovo si alzano reticolati, si schierano eserciti di poliziotti, si militarizza la vita di un’intera regione. E loro, i governanti, si spostano solo in elicottero. Perché le strade sono bloccate dalla polizia e contro-bloccate da un contro-esercito fatto sì di giovani anarchici delle metropoli inglesi, tedesche e di altri paesi, ma anche da “pink”, da clown sovversivi, da manifestanti pacifici. Gli Otto si riuniscono per parlare di ambiente e di clima, e Bush dichiara in anticipo che siamo nell’era “post Kyoto”, nel senso che il Protocollo è morto prima ancora di essere applicato e che, se l’effetto serra c’è ed ha cause umane, bene, allora bisognerà ricorrere al nucleare, la sola “energia alternativa” che il presidente nordamericano conosce. Gli Otto parleranno anche di povertà e di Africa, ma Bush ha detto che gli Usa hanno già fatto molto, in proposito, e che il debito non si tocca, nonostante le sceneggiate europee sulla cancellazione [di parte del debito, e certamente non dei meccanismi che lo generano]. Si discuterà anche di Medio oriente e di petrolio, ma Bush ha già proclamato che l’occupazione dell’Iraq proseguirà fino all’ultimo iracheno.
In effetti, di cosa discuteranno gli Otto assediati? Della loro incapacità a governare il mondo con qualche senso di umanità, e con la lungimiranza di vedere che clima, fame e guerra non sono una faccenda altrui, ma stanno ricascando sulla testa del sempre meno ricco Occidente. Sarebbe ovvio, ma non lo è. Gli Otto mettono in scena solo la loro impotenza violenta.
Per questo, esattamente come quattro anni fa a Genova, una enorme quantità di persone affronta viaggi, disagi e pericoli [da parte di una polizia ormai lontanissima dallo stereotipo dell’agente londinese disarmato] per dimostrare nei modi più diversi la propria avversione nei confronti di questa maniera cieca e aggressiva di [non] governare il mondo. Ci sono, certo, i “black bloc”, effetto della distruzione delle società urbane trasformare in centri commerciali, ci sono le sinistre radicali e i pacifisti, i gruppi religiosi e i cittadini qualunque, ci sono – racconta chi è là – le migliaia di ragazzi che si materializzano in queste occasioni [o nei Forum sociali] e che nessuna politica organizzata riesce a disciplinare. E che ciononostante non rinunciano a fare loro parte nel futuro che gli appartiene.
Manifestazioni, forum, dibattiti, concerti, tentativi di blocco del bunker dei G8 sono altrettante forme di protesta che convivono, le une accanto alle altre. Come fu a Genova. E i giornalisti miseri che tentano di ridurre tutto alle “frange violente” dimostrano solo che, quattro anni dopo, ancora tentano di negare l’evidenza: il movimento per un’altra globalizzazione, per l’"altro mondo possibile", che è globale, non solo esiste, ma è più vivo che mai.
P. S. Complimenti alla Repubblica, autorevole quotidiano italiano. Che degli zapatisti ha scritto “abbandonano le armi per diventare un partito politico”. E che da Edimburgo pubblica, a proposito della protesta, un solo articolo in cui la solita inviata “nel movimento” scopre l’acqua calda, ovvero che esistono gli “squatter”, ignorando tutto il resto. Un tempo si chiamava depistaggio. Più semplicemente, disinformazione. Proprio come quella sovietica.





