Chi dice donna

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Non mi importa quale percentuale con o senza virgola è andata a votare per i quattro referendum. Una cosa intuitivamente mi viene da dire ed è che quella percentuale, esigua che sia, è stata soprattutto di donne. Perché questo referendum, più di altri del passato più o meno recente (sia quelli “vinti” sia quelli persi) ha molto diviso e molto, prevedo, dividerà ancora. Ha diviso gli schieramenti politici, ha diviso tra laici e cattolici, ha diviso tra “illuministi” e conservatori. Molto meno le donne. Almeno, loro non si sono divise in modo tradizionale.

Hanno, ci pare, per una volta, scompaginato le carte e deciso di votare – sì o no a seconda del giudiziio di fondo che si erano fatte – perché la questione le riguardava molto da vicino e perché questa volta non hanno avuto nessuno, ma proprio nessuno, che le rappresentasse.

E’ solo un’ipotesi, ma se fosse verificata porterebbe alcune conseguenze non da poco: la prima è che rovescerebbe un luogo comune e cioè il tradizionale assenteismo femminile al voto che, come ognun sa “è cosa da uomini”.

La seconda è che potrebbe preludere a una nuova partecipazione che oggi non è arrivata a maturazione ma che domani, quando (c’è solo da spettare) sarà la volta di mettere sotto accusa la legge sull’aborto, si farà sentire. Come venticinque anni fa, ma in forma più consapevole.
Ecco, la consapevolezza che è parente stretta della conoscenza, è stato l’elemento che ha fatto precipitare, io credo, questo referendum.

Se la scienza non fosse quell’araba fenice che rivendica la propria separatezza dalla società, se il contenuto dei referendum non fosse sembrato tanto avulso e lontano, tanto sideralmente distante dalla “pancia” delle persone in carne e ossa forse il risultato sarebbe stato diverso. Se la ricerca fosse quella cosa che “serve” agli uomini e alle donne, come migliaia di ricercatori affermano nelle loro proteste contro lo scellerato piano liberista di Letizia Moratti, se la scuola non fosse una fabbrica di cittadini dimezzati, senza futuro e senza parola ma insegnasse il significato vero di parole che altrimenti sembrano solo ostili.
Se la democrazia non fosse ridotta a uso privato, se la religione non fosse che l’ennesima forma di un nuovo autoritarismo.
Se le scelte potessero essere sempre libere…

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