L’annuncio del ministro degli interni, Pisanu, è stupefacente: il governo non costruirà più “Centri di permanenza temporanea”, ossia le galere per “clandestini”. Lo è perché solo qualche giorno fa, il 2 giugno, una tranquilla manifestazione antimilitarista fu attaccata dalla polizia a causa di uno striscione che definiva “vergogna di stato” i Cpt e chi li apre, cioè lo stesso Pisanu. Lo è, anche, perché dimostra in modo vistoso quanto la pressione dal basso, il movimento sociale, l’elaborazione di alternative, la diffusione di un senso comune antirazzista, ad esempio su un mostro giuridico e pratico come sono i Cpt, possa, spingi e spingi, sfondare ogni muro. Grazie anche al fatto che il rifiuto dei Cpt, da tema agitato dai gruppi e dalle reti che affiancano i migranti e combattono il razzismo, si è allargato, ha investito la politica, gli enti locali.
L’appello di Nichi Vendola, mai più Cpt nel sud, è stato il colpo di grazia. Pisanu si è semplicemente arreso, contraddicendo d’un colpo tutta la politica proibizionista e segregazionista che il governo ha fin qui seguito. E che non abbia aggiunto “e quindi chiuderemo anche quelli esistenti” non ha grande importanza: l’annuncio vale come certificato di morte per i Cpt, è solo questione di tempo. Questa volta, come in molte altre occasioni, possiamo serenamente concludere che sì, cambiare il mondo [almeno un pezzetto] senza prendere il potere è possibile. Congratulazioni a tutti noi, antirazzisti, media indipendenti, sinistre.
Ma siccome i Pisanu sono persone a doppio taglio, bisogna stare attenti alla nuova politica proibizionista, che punta a crearli al di là del mare, i Cpt, anche peggiori di come sono qui da noi, dove appunto la pressione della società civile li ha alla fine resi imbarazzanti. Si sa dei campi in Libia. Meno si sa dei migranti che restano intrappolati in Marocco [ce ne occupiamo sul prossimo numero di Carta, in uscita lunedì 13]. Perciò il prossimo Forum sociale mediterraneo, che si apre giovedì 16 a Barcellona, può essere molto importante. Di Pisanu, tra le due sponde del Mediterraneo, ce n’è a bizzeffe. Ma ora sappiamo che è possibile tagliar loro le unghie.





