Scusate il ritardo. Scrivo di mercoledì, e non abbiamo più aggiornato il sito da venerdì scorso, quando abbiamo pubblicato il testo dell’intervento introduttivo al “Cantiere per il futuro”, l’ assemblea in cui è intervenuto anche Romano Prodi. Il fatto è che stiamo lavorando al nuovo Carta–in uscita nelle prossime settimane, grande sorpresa–e abbiamo anche lungamente discusso, qui in redazione, sull’andamento e gli esiti di questa seconda puntata del “Cantiere per il futuro”, la discussione che abbiamo avviato insieme ad altre riviste o media di sinistra [e non solo]. La domanda era: siamo stati bravi noi, a costringere Prodi ad aprire pubblicamente una interlocuzione con la “sinistra radicale” e con la società civile e associazioni e movimenti vari, oppure ci siamo fatti fregare, cioè attirare in un ring in cui potremmo dover combattere senza guantoni e con l’arbitro a favore del nostro avversario?
Ha un futuro, il “Cantiere per il futuro?” Ecco la domanda che abbiamo subito girato, per pubblicare le loro risposte nel numero di Carta in uscita giovedì e venerdì, a molti degli amici e compagni con cui abbiamo intrapreso l’avventura del Cantiere. Ed ecco la domanda che poniamo a lettori e soci di Carta, a quelli che erano lì venerdì pomeriggio e a quelli che non c’erano.
L’impressione negativa su quel pomeriggio nasce dal fatto che non solo lo stile dell’incontro, quel pomeriggio, è stato troppo simile a quello di tanti, inutili “convegni” in cui i politici vanno solo per parlare, e non certo per ascoltare, ma anche dal fatto che quel che ha detto Prodi ha mostrato la distanza enorme che esiste tra lui e quel che il movimento antiliberista e per la pace ha elaborato e sperimentato almeno dal 2001 in poi. Da far cascare le braccia. Un’idea dello “sviluppo” che solo negli anni sessanta, alla vigilia del primo centrosinistra, ha avuto un senso. Una concezione della “competizione” identica a quella di ogni altro politico, di destra e di sinistra [fatte salve le solite eccezioni]. Insomma, non molto diverso da quel che ci aspettavamo fosse, Prodi. Con il vantaggio–forse–che la possibilità di una discussione aperta su quel che il governo dell’Unione–se Berlusconi perderà le elezioni–intende fare, magari è possibile. E in questa discussione, almeno virtualmente, uno degli interlocutori ora siamo noi–ossia il “Cantiere per il futuro”–e non solo i “riformisti” alla D’Alema o alla Rutelli, e gli opinionisti del Corriere della Sera.
Ma è vero? Avremo la forza, la capacità espressiva e la volontà di tenere i nessi, tra gruppi sociali e politici tanto diversi come sono quelli raccolti attorno al Cantiere, e anzi sapremo allargare quei nessi? Oppure siamo stati invitati a una festa in casa altrui, in cui le bevande, l’orchestra e lo stesso festeggiato sono decisi prima ancora di cominciare? Non rischieremmo di fare la parte del Peter Sellers di Hollywood party, film geniale che forse qualcuno ricorda e gli viene da ridere?
Martedì, i partiti dell’Unione hanno fatto il loro vertice, e deciso che vi sarà una “cabina di regia” politica-politica e che si fisseranno delle “regole”, nel dibattito sul programma. Forse si farà un referendum, anzi delle primarie, alla fine, sul programma. Vedremo. Nel frattempo, l’ex leader di tutta la sinistra, ora sindaco di Bologna, Cofferati, dice che “una cosa di sinistra” è la “legalità”. Perciò sgombera famiglie rom, consegna migranti al locale centro di detenzione, nega ai dipendenti comunali un aumento già sottoscritto dal suo predecessore, minaccia di vietare la “street parade” antiproibizionista che negli scorsi anni aveva allegramente invaso Piazza Maggiore. Eccetera. E il suo collega fiorentino, Domenici, dice [al Corriere della Sera, vero cantiere del programma “riformista” che sul programma con Rifondazione bisogna fare chiarezza: li vogliamo o no i “termovalorizzatori”? A Firenze vi è un grande conflitto, su un mega inceneritore, così come sugli sfratti e sul tentativo di deturpare definitivamente la Fortezza da Basso. Eccetera. Mentre D’Alema esporta la democrazia. Quale? Quella “occidentale”, fa eco Fassino. Eccetera.
Secondo me, tutti quelli che non pensano che l’alternativa a Berlusconi sia il berlusconismo, cioè Blair, dovrebbero insorgere adesso. Usando il Cantiere o qualunque altra possibilità. Per far valere le ragioni che la società civile ha difeso quando Berlusconi era invincibile, Prodi era a Bruxelles ad approvare la direttiva Bolkestein [che privatizza i servizi e i beni pubblici], e D’Alema e Fassino cercavano di far dimenticare la loro esistenza. Chiedere, una volta e per tutte, a Prodi e agli altri: volete abolire i centri di detenzione per migranti che avete istituito voi, o no? Eccetera.





