Ci eravamo seriamente preoccupati, martedì pomeriggio. Avevamo appena presentato alla stampa il Cantiere per il futuro, l’incontro di venerdì e sabato: noi rappresentanti delle riviste promotrici [Aprile, Alternative, Carta, ecc.] avevamo spiegato la cosa addirittura nella sala stampa della camera, a un buon numero di giornalisti, con qualche telecamera perfino. Nel pomeriggio, l’Ansa aveva spiegato per bene l’iniziativa, perfino citando la contemporaneità tra questa conferenza stampa e l’incontro della Fondazione Italianieuropei [D’Alema e Amato]. Tanto che una giornalista aveva chiesto: “Vi sentite figli di un dio minore?”. E noi avevamo risposto: “Quanto a fatturato, di sicuro: noi non siamo finanziati da multinazionali”.
Insomma, quel che si chiama una buona uscita. Perciò eravamo preoccupati. Voi vedere, ci eravamo detti, che finiamo nel mucchio anche noi, come una delle pedine, sebbene “figlia di un dio minore”, ovvero la “sinistra radicale”, del risiko quotidiano con cui le pagine politiche dei giornali intrattengono i loro lettori?
E’ stato dunque con autentico sollievo che oggi, aprendo i giornali [non parliamo nemmeno dei telegiornali, tanto è ovvio], abbiamo constatato che il nostro Cantiere e perfino il nostro sarcasmo da talk show erano stati totalmente ignorati. Dal Corriere della Sera, neanche a dirlo.
Dalla Repubblica, molto soddisfatta dell’annuncio dalemiano che l’"esportazione della democrazia" continuerà anche con il governo del centrosinistra [D’Alema è già virtualmente insediato al ministero degli esteri]: si può capire, la contentezza della Repubblica, perché questa affermazione spiega finalmente perché lo stesso Scalfari, e soprattutto Giuseppe D’Avanzo, hanno scelto di fare da “body guards” al soldato Mario Lozano, che sparò su Calipari e su Giuliana Sgrena. Sulla Stampa, in un arguto commento sulla questione del programma dell’Unione, Riccardo Barenghi ignora a sua volta l’esistenza di un altro “polo del dibattito” [in cui in fondo si ritroveranno alti dirigenti della Cgil, i vertici dell’Arci, le segreterie della “sinistra radicale”, insomma stati maggiori di tutto rispetto: usiamo questo linguaggio per farci capire da Barenghi]: di nuovo, non c’è da stupirsi, perché l’ex direttore del manifesto è stato molto distratto, anche quando non era ancora andato al giornale della Fiat, sui movimenti sociali, per esempio su quel che stava per accadere a Genova, nel 2001. Perfino l’Unit, che pure partecipa al dibattito del sabato sull’informazione, ha ignorato la cosa: richiamo della foresta?
Bene, tutto è in ordine. Il “dibattito” è truccato: esistono per definizione solo le intenzioni liberiste, più o meno “moderate”. In che senso, poi, l’"uso della forza" per “esportare la democrazia” sia definibile “riformista” è un dilemma che solo un sommo studioso della lingua italiana come Giacomo Devoto, purtroppo da tempo scomparso, potrebbe forse sciogliere. Ma d’altronde Blair non è “di sinistra”? Per stare a questo caso, se i giornali facessero il loro lavoro potrebbero, anche ignorando Cantieri e altre stravaganze, imitare il mensile dei comboniani, Nigrizia, che pubblica in questo numero un impressionante dossier sull’industria bellica italiana. Che è in forte crescita, altro che “declino”. Capofila di questa industria è Finmeccanica [10 miliardi di fatturato, molto di più della Fondazione Italianieuropei]. E sono alcuni Ds, Massimo D’Alema in testa, ad aver fortemente sponsorizzato – racconta Nigrizia – l’enorme spesa necessaria per fabbricare e vendere alla marina militare alcune fregate “multiruolo” [o come diavolo si chiamano]. Questa voce di spesa è finita diritta dentro il decreto sulla competitività appena varato dal governo Berlusconi. Ecco un buon esempio di politica “bipartisan”, grazie alla quale l’esportazione della democrazia la si potrà fare a bordo di quelle fregate. Ed ecco una ottima domanda sul programma dell’Unione: che fare dell’industria bellica?
E qui si pongono due problemi. Nigrizia non è “di sinistra”: però dice, quasi da sola, che cosa sta sotto l’ideologia dell’"esportazione della democrazia". Il Cantiere, se vuole capire di che si parla, a proposito di guerra e di pace, ha bisogno dei missionari comboniani, o di don Albino Bizzotto, dei Beati i costruttori di pace, che infatti parlerà venerdì su questo tema, di fronte al cattolico Romano Prodi. Il secondo è: a parte chiedersi chi farà il presidente della Rai, e chi il direttore del Tg1, all’Unione non bisognerebbe proporre in modo stringente la questione di un’informazione indipendente, comunitaria, insomma fatta dai e per i cittadini? Questa informazione esiste già, e ad esempio promuove un Cantiere come quello di venerdì e sabato prossimi. Perciò ci possiamo permettere di sfogliare i giornali, la mattina, con lo stesso spirito con cui guardiamo i cartoni animati in tv.





