Il cinismo e l’indegnità hanno a tal punto sommerso la vita politica italiana che si rischia di restarne abbagliati, di non riuscire a vedere nient’altro. Perché il Gran Consiglio della Casa delle Libertà ha deciso di procrastinare di un anno la lugubre agonia di questo governo?
Sembra ovvio che questo governo non può recuperare consensi, visto che tutto sta sprofondando e non farà che sprofondare di più. Hanno ormai svenduto quel che del patrimonio pubblico si poteva svendere, hanno condonato quel che di devastante si poteva condonare. E allora cosa sperano i lividi proconsoli di An, Forza Italia e Lega che si spartiscono rabbiosamente poltrone?
Fermi un attimo. Chi ha detto che andremo a votare fra un anno? Sarebbe meglio non dimenticare che l’Italia è impegnata in una guerra. È una guerra demente e codarda quanto volete, ma potrebbe venirne fuori qualche provvidenziale colpo di scena. Qualche centinaio di morti in una stazione ferroviaria, una provvidenziale ecatombe per imporre lo stato di emergenza.
Sarebbe bene inoltre non dimenticare che le armate di mafia hanno concesso un decennio di tregua, da quando i Dell’Utri hanno iniziato la loro ascesa politica, ma potranno decidere di romperla, ora che i grandi affari promessi dal governo di centrodestra minacciano di svanire.
Ma supponiamo pure che queste siano malevole insinuazioni, e tutto vada nel migliore dei modi, e che si giunga alla primavera del 2006 senza tragici rivolgimenti, e che il centrosinistra vinca le elezioni politiche. Cosa accadrà a quel punto?
Le casse sono vuote, il patrimonio pubblico è stato in larga parte privatizzato in cambio di niente. Il governo Berlusconi ha seguito la stessa dottrina che ha ispirato Carlos Menem: populismo e privatizzazione del patrimonio pubblico.
Per restituire energia alla società italiana sembra esserci una sola possibilità: redistribuire la ricchezza sociale, espropriare coloro che si sono arricchiti illegalmente, come del resto prevedono gli articoli 42 e 43 della Costituzione repubblicana che i predoni non sono ancora riusciti a “riformare”.
Ma esiste qualcuno in Italia che abbia il coraggio di ammettere che l’unica alternativa al collasso sociale è l’eproprio, la redistribuzione della ricchezza, e una mobilitazione politica di massa che imponga questa redistribuzione? In Argentina il governo di Nestor Kirchner, posto di fronte all’abisso, ha avuto il coraggio di rompere con il dominio liberista internazionale, di rompere con il Fondo monetario internazionale e con le grandi banche responsabili dell’affamamento del popolo argentino. “Fuori del Fondo Monetario c’è vita, ed è vita splendida” ha detto un ministro del governo Kirchner. Ma in Italia esiste qualcuno che abbia il coraggio di pensare ad un programma di esproprio e di redistribuzione?
Esiste qualcuno che abbia il coraggio di pensare ad un’asse latina antiliberista che si sta delineando tra la Spagna il Venezuela il Brasile l’Argentina?
Esistono le energie sociali per imporre una linea di questo genere ai partiti della sinistra che sono corresponsabili della devastazione liberista, anzi la hanno avviata negli anni disastrosi del loro governo aprendo la strada alla dittatura nazional-liberista?
L’asse latino non è un’utopia. La Francia rischia di votare contro la Costituzione europea, provocando l’affossamento della prospettiva politica europea, ma imponendo al contempo un suo ripensamento. L’Italia è ormai sprofondata nella catastrofe politica e nel disfacimento economico.
Laddove si vede un disastro potremmo vedere un’opportunità. La crisi della prospettiva europea potrebbe essere l’inizio di una sua rifondazione su basi culturali post-liberiste. Il declino dell’industria italiana potrebbe essere l’occasione per iniziare la transizione verso un programma di decrescita che destini risorse economiche alla società per curare le ferite che l’industrialismo ha provocato al corpo e alla mente collettiva, che espropri gli espropriatori per finanziare un laboratorio di innovazione scientifica e tecnologica, ma anche un giardino di rilassatezza e di pigrizia, di piacere e di cura reciproca.
Qui di seguito i tre articoli della Costituzione che dovremmo tenere a mente nel prossimo futuro:
Articolo 41
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Articolo 42
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.
Articolo 43
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.





