Calipari chi?

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Calipari? Chi? Ah, è quello morto a Baghdad, quello che ha preso la medaglia d’oro dal presidente della repubblica. Perché è morto? Perché è stato decorato? Pare che c’entrasse una giornalista, Sgrena, una del manifesto… La caratteristica principale dei nostri mezzi di comunicazione di massa e dei nostri politici riguarda la memoria. Ha ragione Gabriele Polo, il direttore del manifesto, quando si è chiesto se gli ultrà del calcio sono più importanti, o il colloquio tra Berlusconi e Follini, o addirittura l’incontro tra Berlusconi e Storace [chi? Ah, già, quello che ha perso le elezioni nel Lazio]. Si va avanti così, a caso, dimenticando quel che si è fatto ieri, in attesa di dimenticare quel che si sta facendo oggi.

E’ su questa macchina dell’oblio che Berlusconi e Fini scommisero, qualche giorno dopo la liberazione di Giuliana e l’uccisione di Calipari. Adesso tutti i media – si sono detti – attizzano il fuoco delle emozioni di mamme e figli, perciò ci tocca fare la voce grossa: “esigiamo”, dichiararono in parlamento, la verità, tutta la verità. Quel che ottennero fu che due signori di nazionalità italiana, un diplomatico e un generale, furono ammessi nella commissione d’inchiesta. Berlusconi annunciò poi in tv che il ritiro delle truppe sarebbe iniziato a giugno. L’opposizione si accontentò, e le mamme e i figli vennero vigorosamente sospinti a commuoversi per un evento storico come la morte del papa o per un evento di cronaca come i razzi che, in una partita di coppa europea, un po’ di ultrà dell’Inter hanno lanciato in campo, come fanno ogni domenica e mercoledì, o quasi.

Nel frattempo: a] i termini indicati per la conclusione dell’inchiesta sono stati abbondantemente superati, senza che qualcuno se ne preoccupasse; b] i due italiani nella commissione d’inchiesta hanno partecipato non potendo mettere piede in Iraq; c] i due italiani si rifiutano di firmare un documento finale che assolve tutti dal disgraziato incidente, nonostante le evidenti differenze nelle testimonianze dei soldati statunitensi, dell’ufficiale del Sismi che guidava la macchina e della stessa Giuliana; d] i giudici romani non riescono ad ottenere l’automobile, benché sia di proprietà del servizio segreto italiano, e il governo non fa niente, prima di tutto il ministro della giustizia Castelli [quello che diede a Giuliana la colpa di tutto]; e] il vicepresidente del consiglio, Fini, in visita a Washington, invece di esigere la verità, respinge i dubbi come “polemiche politiche”; f] alle ore 14 di giovedì 14 nelle agenzie non risultavano dichiarazioni indignate di esponenti della parte “riformista” del centrosinistra, salvo il pio Castagnetti.

In questi giorni, nel nostro sito si è verificato un autentico boom di contatti su un articolo di Carta del 2003, scritto dal consigliere della Margherita toscana [ed ex giornalista del manifesto, oltre che vecchio amico] Erasmo D’Angelis, che accendeva qualche luce su uno dei misteri del disastro in cui, quattordici anni fa, morirono 140 passeggeri del traghetto Moby Prince, a Livorno. Quel mistero riguarda la presenza nel porto di navi statunitensi “militarizzate” e adibite al trasporto delle armi e degli esplosivi di ritorno dalla prima guerra del Golfo. Qualcuno ha definito l’evento “una Ustica del mare”. Poi, appunto, c’è Ustica. C’è la tragedia del Cermis. C’è il guasto subito, al largo della Maddalena, da un sottomarino nucleare Usa della base [illegale] dell’isola sarda. Eccetera. In episodi così, quando sono coinvolti i militari nordamericani, la conclusione è sempre la stessa: nebbia sull’avvenuto, impunità per i colpevoli.

La vicenda di Calipari sta finendo nello stesso modo, e i pagliacci che ci esortano all’orgoglio nazionale, all’omaggio al tricolore e altra paccottiglia patriottica, in questi casi – sempre – piegano la schiena. Compresi i più “nazionali” di tutti, i [post]fascisti guidati da un allievo di Almirante, ossia Gianfranco Fini.
Farebbe un po’ ridere, se non fosse che, come ha detto Giuliana, noi, come lei, ci sentiamo ancora prigionieri. Immaginate la moglie e le figlie di Calipari come devono sentirsi.

Comprate il dvd con il racconto di Giuliana Sgrena, in edicola in questi giorni con il manifesto. Lì di verità ce n’è molta.

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