La vittoria, diceva quel tale, ha molti padri. E’ la sconfitta, ad essere orfana. Così, se il grande partito del marketing, Forza Italia, lunedì sera ha mandato da Bruno Vespa, in tv, uno sconosciuto e imbarazzato deputato, i “riformisti” del centrosinistra [Ds e Margherita, per altro in concorrenza tra loro] si prenderanno il merito della valanga che ha travolto la destra e assegnato all’Unione tutte le regioni, tranne due. La morale, già dicono, è che i cittadini vogliono un governo serio, vogliono sviluppo e crescita, e così via.
Sono le giaculatorie che abbiamo sentito tra il ‘96 e il 2001, quando il governo dell’Ulivo bombardava Belgrado, inaugurava i Centri di detenzione per migranti, avviava la svendita della scuola e di altri beni pubblici, come l’acqua, prendeva a picconate le garanzie del lavoro in nome della flessibilità, e così via. In poche parole, ora che Berlusconi e i suoi alleati stanno crollando [anche se un altro anno del loro governo può provocare chissà quali disastri], il giorno dopo i festeggiamenti e le pacche sulle spalle [e ci volevano], subito si pone il problema: quale centrosinistra, e per fare che cosa, si candiderà l’anno prossimo per succedere a Berlusconi?
Qualche risposta la si può trovare nel voto delle regionali, così come nelle elezioni che le hanno precedute [comunali, provinciali ed europee]. A noi, quel che fa più impressione [e ci provoca maggiore contentezza] è la vittoria di Nichi Vendola. Presidente della Puglia sarà una persona che, oltre ad essere stato un ottimo deputato dell’antimafia, oltre ad essere un dirigente di Rifondazione, uno che non ha nascosto la sua “diversità” [e anzi ne ha fatto il marchio della campagna elettorale], è fondamentalmente uno del movimento. Quale movimento? Quello dei forum sociali e della pace, quello secondo cui, come ha detto con felice invenzione il suo compaesano e dirigente dei Giovani comunisti Michele Di Palma, “noi dobbiamo essere i diversamente abili della politica”. Una persona così è riuscita a rappresentare prima l’intera Unione, nelle primarie, poi la maggioranza dei popoli della Puglia. Nel suo genere, è un evento storico.
Ma qualcosa del genere sta accadendo anche a Venezia, dove il bivio di fronte al quale si trova il centrosinistra [un liberismo più moderato o una ricerca antiliberista?] è fisicamente rappresentato dai due candidati sindaco, Felice Casson e Massimo Cacciari. Il primo, sostenuto da un arco che va dai Ds ai centri sociali, passando per Rifondazione e Verdi; il secondo dalla Margherita e, nei fatti, da parte della destra. I due andranno al ballottaggio, ma con un risultato limpido: Casson 38 per cento, Cacciari 22. Segno che, se devono scegliere tra quelle due strade, gli elettori del centrosinistra scelgono quella più nuova.
Il liberismo è in una grande crisi. Anche la guerra di Bush lo è. Un ciclo si sta chiudendo. La sbornia berlusconiana è passata, lasciando molti disastri e grandi mali di testa. Ma al suo posto si affaccia sulla scena, anche quella politica, e sempre meno timidamente, un’altra possibilità: quella di ricostruire il controllo cittadino sui luoghi e la coesione sociale, a partire dal rifiuto degli incubi della “crescita”, del “tutto è in commercio”, della “competitività”: ossia, la super-ideologia che Berlusconi, a modo suo, condivide con Massimo D’Alema e con Francesco Rutelli. Questa altra possibilità si materializza in persone che si candidano, in programmi “partecipati”, in pressione organizzata sulle istituzioni, in conflitti sociali diffusi e, soprattutto, in creazione di reti che sperimentano altre forme di economia, di cultura, di relazioni internazionali, di rapporto con la natura, ecc.
Nuova democrazia, in una parola. Che sente stretti i partiti, anche se all’occorrenza li vota. Ciò che spiega, anche, il singolare contrasto tra un voto di Rifondazione, ad esempio, meno brillante del previsto [il congresso di Venezia, così traumatico, ha lasciato dei segni, forse], e, appunto, l’incredibile risultato di Nichi Vendola, che da Rifondazione proviene.
Proprio ora è il momento di mostrare le carte che si hanno in mano. Se le reti sociali hanno da proporre un programma, o pezzi di programma, lo devono fare. Carta, insieme a molto altri, offre una opportunità: il Cantiere che si farà il 6 e 7 maggio, quando anche Prodi verrà ad interloquire con noi. Se la sua Fabbrica del programma riconoscesse di avere nel Cantiere un interlocutore, sarebbe un bel passo avanti.





