Né qui né altrove

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“Né qui né altrove” è un bel titolo per una giornata che non ha patria perché vuole averle tutte. Sabato 2 aprile è difatti la giornata europea “di lotta e di mobilitazione” dei migranti e in Italia avrà tre epicentri: a Gradisca d’Isonzo (Gorizia) a Ragusa, in Sicilia e a Napoli. In tutti e tre i luoghi, in forme diverse, si manifesterà “Per la libertà di movimento e per il diritto a restare”. Sembra cosa da poco, invece è la differenza che passa tra la civiltà e la barbarie. Poiché la legge Bossi-Fini in Italia e leggi analoghe (anche se meno vessatorie) in altri paesi danno mano libera a ogni abuso, a ogni sopruso verso coloro a cui viene impresso lo stigma di “clandestino”. Un tempo si sarebbe detto, parafrasando uno slogan dei movimenti ribelli: “Siamo tutti clandestini”. Oggi, invece, vogliamo bandire questa orribile definizione che spesso equivale a una condanna a morte.

Scrivono in un appello le principali organizzazioni europee che si occupano di migranti: “L’Unione europea, che dovrebbe garantire il rispetto sul suo territorio dei diritti fondamentali,e in particolare del diritto d’asilo, resta in silenzio. Interpellata sulle espulsioni da Ong e dai parlamentari europei, la Commissione europea ha ritenuto, contro ogni evidenza, che il governo italiano non aveva violato alcuna regola, ma soprattutto che la questione non rientrava in ambiti di sua competenza”. E ancora: " Il disinteresse della Ue per la sorte riservata alle persone espulse non è casuale: la politica europea di asilo ed emigrazione messa in atto negli ultimi cinque anni e i progetti di esternalizzazione del controllo delle frontiere proposti nel programma de L’Aja del novembre 2004 sono le principali fonti di ispirazione del governo italiano, che non ha fatto altro che anticipare il futuro. Respingere e trattenere i migranti e i profughi è in effetti al centro dei progetti comunitari".

Questo lo scenario di un continente che ha deciso di allineare la propria comune “volontà” in nome della negazione dei diritti e dell’innalzamento di nuove frontiere, forse più ampie di quelle degli stati-nazione ma non meno invalicabili. Scrivono gli organizzatori della giornata europea del 2 aprile: “La cittadinanza europea che si sta costruendo non è affatto nuova, perché è ancora basata sulla produzione e riproduzione delle frontiere: quelle geografiche che ogni giorno, nonostante tutto, centinaia di uomini e donne continuano ad attraversare. Quelle giuridiche, costruite in Italia attraverso il contratto di soggiorno per lavoro, che corrispondono alla produzione di una gerarchia dei diritti e in un nuovo modello di gestione della forza lavoro centrato sulla precarizzazione e sullo sfruttamento. I migranti sperimentano in anticipo condizioni di vita e di lavoro che l’intera forza lavoro, pur con differenze innegabili, vive ormai in tutta Europa. Ma d’altra parte, le loro pratiche di mobilità esprimono una serie di rivendicazioni e domande che, nella vita di ogni giorno, indicano un’Europa diversa”.

Per tutte queste ragioni e per tante altre che sono sotto gli occhi di tutti ogni giorno, nelle strade, nei posti di lavoro, nelle città assai poco accoglienti e in quei mostri giuridici che sono i Centri di permanenza temporanea, orribile ossimoro di una condizione esistenziale e “razziale”, il 2 aprile a Gradisca di Isonzo si organizza, dalle 15, un corteo che partirà dalla stazione di Sagrado e alle 16 una catena umana di fronte al Cpt alla caserma Polonio. A Ragusa il concentramento è previsto alle 16 in piazza dei Cappuccini per il corteo che si concluderà con un’assemblea in via Colajanni, davanti al Cpt. Infine, a Napoli, l’appuntamento per il corteo è alle 10 in piazza Garibaldi. “Chiamiamo alla mobilitazione–si conclude così l’appello degli organizzatori–in due luoghi politicamente cruciali, le due ‘porte’ italiane all’Europa: la Sicilia, aderendo all’iniziativa promossa dalla Rete Antirazzista Siciliana che avrà luogo a Ragusa, nel cui Cpt vengono rinchiusi coloro che sopravvivono alle traversate del Mediterraneo, e il Friuli, dove la rete che segna il confine che divide la città di Gorizia è attraversata ogni giorno da centinaia di migranti e dove, nella vicina Gradisca d’Isonzo, è prossimo all’apertura uno dei più grandi Cpt italiani”.

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