Lunedì prossimo, 21 marzo, Castelfranco Emilia ospiterà un doppio evento “storico”: l’inaugurazione del primo carcere privato in Italia per tossicodipendenti. Primo carcere per tossicodipendenti e primo carcere privato, perché alla sua gestione parteciperà la comunità di San Patrignano che ha attivamente collaborato alla stesura del progetto insieme al ministero di grazia e giustizia.
ConFiniZero, cartello di associazioni, centri sociali e organizzazioni nato per contrastare il Ddl del governo sulle droghe, ha convocato per quel giorno, alle 15,30, una conferenza stampa davanti al ministero di grazia e giustizia, in via Arenula, a Roma, da dove partirà un corteo che raggiungerà il carcere di Regina Coeli.
Tra qualche giorno, poi, si conoscerà la decisione del Tribunale della libertà di Roma sul ricorso presentato dal pubblico ministero sui 58 indagati per l’iniziativa di protesta contro il costo della vita dello scorso 6 novembre all’ipermercato Panorama e alla libreria Feltrinelli di Roma.
Alcuni giorni fa, la Commissione giustizia e pace dei missionari comboniani ha inviato una lettera ai vescovi del Friuli Venezia Giulia e ai rappresentanti istituzionali affinché si adoperino contro l’apertura del Centro di permanenza temporanea [o lager per migranti] di Gradisca, che dovrebbe diventare il più grande d’Italia. Tra i primi firmatari della lettera, padre Alberto Pelucchi, provinciale dei missionari comboniani, padre Alex Zanotelli, don Albino Bizzotto dei Beati i costruttori di pace, don Pierluigi Di Piazza, del Centro accoglienza Ernesto Balducci, don Alessandro Santoro, della Comunità di base Le Piagge di Firenze. Intanto, a Verona, viene interrogato dai magistrati don Cesare Lodeserto, capo di una catena di galere per immigrati – la principale a San Foca, in Puglia – accusato, per la seconda volta, di violenze nei confronti dei suoi prigionieri.
Lo scorso 15 marzo è nato il Forum nazionale per la tutela della salute dei detenuti, che ha subito fornito un dato inquietante: la vita nelle carceri italiane è in continuo peggioramento e lo dimostra il numero dei suicidi tra i detenuti, venti volte superiori che tra le persone libere.
Sono quattro esempi della “moderna” industria dei detenuti, che include drogati, migranti, gente che protesta, poveri cristi, chi si azzarda a mettere in discussione le magnifiche sorti del liberismo, e non risparmia neppure gli adolescenti e le persone con disagio psichico. “A ciascuno il suo carcere” è il titolo della copertina e dell’ampio dossier che trovate nel numero di Carta in edicola questa settimana. E un carcere per ciascuno sembra essere la parola d’ordine del ministro Castelli, piccolo agente italiano di una tendenza mondiale: le galere come discarica sociale.





