Tra gli ossimori più raccapriccianti della guerra, c’è quello del “fuoco amico”. Cioè di quel misto di casualità, “giustificato” nervosismo e “fatalità” che provoca “incidenti” come quello che è costato la vita a Nicola Calipari e ha travolto Giuliana e altri due funzionari del Sismi. Non è stato il primo e non sarà l’ultimo e servono a giustificare non tanto chi quegli “incidenti” ha provocato [ché, magari, un paio di marines da sottoporre alla Corte marziale si trovano] ma la guerra stessa perché, come ognuno sa, l’eccezione non fa che confermare la regola. E la regola è che in guerra [e in amore] tutto è concesso. Solo che in Iraq di amore non ce n’è, anche se il sacrifico di Nicola Calipari dimostra che almeno qualcuno era lì senza aver lasciato a casa i sentimenti.
Ora l’ossimoro si è rotto rivelando la barbarie con la quale è stato costruito. E mostrando che non esiste casualità nella guerra se non quella che serve alla guerra stessa per perpetuare se stessa. Noi non crediamo nel caso. E siamo convinti che tutto ciò che è casuale è reale. E che, come ha detto Pier Scolari, quei marines che hanno sparato forse lo hanno fatto di proposito oppure perché qualcuno glielo ha ordinato o lo hanno fatto perché sono solo dei diciottenni stupidi. La sostanza non cambia: hanno sparato per uccidere, ora come tutti i giorni di questa maledetta guerra. La sola differenza è che a raccontare gli “incidenti” di ogni giorno non ci sono giornaliste né funzionari dei servizi italiani ma ignoti iracheni. Per i quali nessuno chiederà conto.
Se tutto questo è stato fino ad ora inaccettabile, ecco che diventa insopportabile, cioè non più sopportabile. Nemmeno per un giorno, nemmeno per un’ora. La dobbiamo a Nicola Calipari e a Giuliana la lucida convinzione che ha fatto cadere il velo di tante, troppe ipocrisie. Una insopportabilità che moltiplicherà nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, le iniziative di pace. Ciascuno a suo modo: con il digiuno, con la protesta, con i gesti, con la parole, in grado di rivelare la più fondamentale delle verità: che come non può esistere un fuoco “amico”, così non può esistere una guerra giusta né una guerra “controllata” da organismi internazionali né una guerra per sconfiggere il terrorismo e men che mai una guerra in grado – altro raccapricciante ossimoro – di portare la democrazia. Perché il fuoco è sempre nemico.





