Un digiuno per la liberazione di Giuliana, e dell’Iraq. La proposta di un gruppo di pacifisti cattolici, musulmani, valdesi, ebrei rimbalza nella redazione del manifesto nel giorno in cui si decide che non si tratta della scelta di qualcuno ma di una proposta rivolta a tutto il popolo pacifista, a tutte le cinquecentomila persone che hanno preso parte alla manifestazione per la liberazione di Giuliana, di Florence e di tutti gli ostaggi, alla liberazione dell’Iraq.
Uno sciopero della fame condiviso, comunitario, coinvolgente, in grado di mescolare le culture e superare le barriere ideologiche e politiche. Inutile far finta che non sia così, nella cultura delle generazioni nate alla politica prima del ’68, una protesta radicale e incisiva non è mai stata uno sciopero della fame. Ora, invece, forse non per la prima volta ma mai fino ad ora in maniera così evidente, la più simbolica delle forme di protesta nonviolenza ha superato il muro della indifferenza o della diffidenza ed è diventata messaggio e pratica condivisa: comunista e liberale, pacifista e femminista, religiosa e laica, altermondialista e comunitaria.
Per questa ragione, nella redazione del manifesto, martedì 1 marzo, si è prodotto un piccolo ma significativo fatto storico: culture e convinzioni profonde si sono non solo incontrate e riconosciute, apprezzate e confrontate (cosa che il luogo ha per sua natura e scelta da sempre favorito), ma queste culture e convinzioni si sono mescolate producendone una ulteriore che tutte le contiene e nessuna esclude.
Giuliana è riuscita a trasformare la necessità di pensare a forme e modi speriamo utili per la sua liberazione, per la liberazione dell’Iraq, in una sfida collettiva che non ha più bisogno di distinguersi per affermarsi ma che anzi trova nella relazione con l’altro la sua stessa ragione di esistenza. L’appello che invita allo sciopero della fame si chiama “Quanti giorni all’alba”. Io penso che stiamo assistendo, anche se non ce ne rendiamo conto in un momento così terribile, a una nuova alba. E anche questo è merito di Giuliana.





