E’ sempre una strana sensazione quella che ti prende quando arrivi all’ultimo giorno del Forum, tanto più di quello mondiale, che ti ha permesso, per cinque giorni, di ruotare la testa come fosse un mappamondo. E’ un misto di euforia e rimpianto, e ci vorranno giorni per “superare” quella sensazione di piacevole confusione nella quale sei rimasto immerso per un tempo che qui rovescia le certezze su presente e futuro. Da Mumbai in poi, a tutto questo si sono aggiunti altri sentimenti: la nostalgia, quel piccolissimo dolore nascosto, quasi intimo, alla bocca dello stomaco, e un senso di inadeguatezza, nel tornarsene a casa, di perdita di una parte di se’.
E’ una malattia psicosomatica contagiosa di tipo nuovo destinata, siamo abbastanza convinti, soprattutto dopo questa quinta edizione a Porto Alegre, a diventare epidemia. I sintomi sono stati del tutto evidenti, in questo quinto Forum, che ha assorbito gli umori di quello dell’India che lo ha preceduto e ne ha aggiunti di nuovi. Non ce la sentiamo di spingerci in affrettati bilanci, preferiamo pensarci su e promettiamo di farlo in forma collettiva, secondo uno dei migliori insegnamenti dei Forum. Possiamo soltanto proporvi alcune fotografie, ritratti che ci si sono impressi nella retina e nella testa: la delegazione dei Dalit che hanno portato le loro quattro righe al documento conclusivo dell’assemblea dei movimenti sociali con l’orgoglio di chi, finalmente, si riconosce popolo di quattro milioni di persone, non più intoccabile. I bambini brasiliani che percorrono da un capo all’altro di continuo i grandi tendoni della ristorazione, raccogliendo lattine vuote e trasformandole nella loro possibilità di vita. Gli indigeni che hanno riempito l’area loro assegnata (relegata un po’ ai margini) di storie, culture, odori, cibi, tamburi. E naturalmente i giovani, moto perpetuo inarrestabile ovunque, dentro e fuori, dotati di una straordinaria capacita’ di assorbire e al tempo stesso di donare entusiasmo, serietà senza pregiudizi, impegno senza obblighi.
Ecco, tutto questo, moltiplicato per un numero non precisamente quantificabile di persone, sparpagliato lungo un territorio nato con il Forum e dal Forum lanciato al mondo, da’ una pallida idea dei cinque giorni trascorsi. E conclusi, novità inaspettata, da una assemblea dei movimenti sociali che del passato ha mantenuto solo la formula, e nella quale ha fatto irruzione ciò che non avrebbe in nessun caso rimanere fuori della porta. Ogni tema, ogni insorgenza, ogni campagna scaturita e costruita dal comune lavoro nel forum ha trovato lo spazio e la parola. Del resto, non avrebbe potuto essere altrimenti: se cambia il Forum, il Forum cambia. Ora si tratterà di raccontare il meglio possibile, e in più luoghi possibili, che cosa il nuovo Forum mondiale ha rappresentato. Una nuova partenza, secondo noi. Ci permettiamo di invitare le reti sociali e territoriali a organizzare incontri, chiamando chi c’è stato a narrarlo. Semplicemente narrarlo.





