Appena tre giorni fa, eravamo a Porto Alegre solo da qualche ora, nella riunine degli italiani più di uno aveva segnalato in modo a dir poco preoccupato che la “delegazione italiana” era passata, dal Forum del 2002 a questo dal secondo al dodicesimo posto nella graduatoria delle delegazioni presenti. A cosa era dovuto questo “crollo”? E come fare a tamponare la valanga? Ecco che l’"incubo" della crisi dei movimenti ritorna fino a diventare una ossessione e, quindi, la realtà.
Da giornalisti, abbiamo svolto una rapida indagine per capire le ragioni di tale “diserzione” e ci siamo alla fine convinti che essa é dovuta a due “fattori”: il primo è banale ma importante e attiene alla crisi, quella sì economica che attraversa prima di tutto il popolo altermondialista tanto da fargli valutare con attenzione l’opportunità di spendere un migliaio di euro almeno. La seconda, confermata dalle cifre, è che dal 2002 ad oggi al Forum sono arrivate nuove “delegazioni” prima quasi del tutto assenti: dall’Africa, dagli Stati uniti, dall’Asia e in particolare dall’India dove lo scorso anno si è tenuto quel meraviglioso Forum sociale mondiale. Ecco allora che la catastrofe italiana si rovescia nel suo opposto: gli italiani hanno “perso” dieci posizioni perché altri le hanno guadagnate. E questo è un bel guadagno per tutti, italiani compresi.
Siamo o no un movimento altermondialista? Che lo siamo, qui a Porto Alegre è del tutto evidente, quest’anno, appunto, più che in precedenza non solo perché un pezzo di mondo ha fatto irruzione nel luogo dell’altro mondo possibile ma anche per gli argomenti in discussione, l’ambizione a riconoscerli “patrimonio dell’umanità” e insieme, tutti insieme, sostenerli. Anche di questo si è discusso ieri in una riunione notturna tra italiani con al centro uno stantio documento finale dell’Assemblea dei movimenti sociali da discutere e, ancora una volta, una arteriosclerotica agenda da comporre.
Arteriosclerotica perché è risultata evidente la sua inattualità l’essere cioè fuori dalla sensibilità, dalle emozioni, dai pensieri e quindi fuori dalla realtà. Almeno da quella concretissima che qui si respira. Una agenda che serve più a confermare un certo modo della politica tradizionale che a scardinarlo. Ossimoro dell’altermondialismo che si trova ancora dentro un collo di bottiglia dal quale stenta a uscire la pervasività del nuovo che ormai ha riempito di s´e non solo Porto Alegre, non solo i Forum in tutto il mondo, ma tutto il mondo. Porto Alegre, ancora una volta, potrebbe essere il luogo della sperimentazione estrema e della nascita di una nuova narrazione: che riesce a fare politica quanto più riesce a farne a meno, e che riesce a costruire cantieri di nuova società quanto più rinuncia a statuti e a strategie e vive con la sola possibile strategia: quella che sa vedere la differenza tra il sogno e l’illusione. Il 31 il Forum chiuderà con una festa che è la cifra più giusta della necessità del sogno.
Ma anche con molte idee in più e più possibilità di realizzarle. E vi pare poco?





