Altro che Grande alleanza democratica. Sia detto senza enfasi, passate le prime ore a guardarsi in giro, a Porto Alegre, e a camminare per chilometri ricoperti di chilometri di gente, è così che bisognerebbe ribattezzare il quinto Forum: Grande forum sociale mondiale. Si fa per scherzare, ma mica tanto. La manifestazione di apertura, mercoledì pomeriggio, è stata la più grande delle tre precedenti edizioni che si sono tenute qui, nel sud del Brasile.
Come è ormai regola nell’interminabile transito da un secolo all’altro, accanto, insieme, a intermittenza, dentro la grande fiumana, si vedevano le falci-e-martelloni della folla di partiti socialisti, comunisti, antimperialisti, o le assai più sostanziose bandiere dei grandi sindacati, come la Cut brasiliana e la Cta argentina e… che cosa? Non vale, a questo punto, tentare un elenco, ma segnalare le insorgenze: il collettivo No Vox che occupa una casa a Porto Alegre e si diffonde a macchia d’olio; o gli indigeni, presenti in carne, ossa e piume sulla testa, come gli Aymara della Bolivia che hanno tagliato le unghie a una multinazionale dell’acqua, poco tempo fa; gruppi assai determinati a difesa della libertà della comunicazione; un piccolo drappello di indiani (dell’India) con uno striscione che diceva “Dalit dream”, gli Intoccabili che tutti volevano toccare; pacifisti o anti-guerra di ogni genere, nazionalità e tono; le grandi organizzazioni di riciclatori di rifiuti e/o amanti della terra, dell’acqua, della natura in genere: le bandiere arcobaleno (il vero successo italiano nel mondo, altro che Ferrari) del collettivo “Nuances”, sfumature, gay e lesbiche portoalegrensi… A un popolo organizzato se ne è ormai aggiunto un altro, un popolo diffuso e che si aggrega, appunto, per “nuances”.
Chi prevale, tra i due? Non si sa. Nons embrano nemmeno in competizione tra loro. Giovedì mattina, il “presidente do Brasil, companhero Lula”, ha fatto la sua apparizione accanto al Forum, nello stadio coperto chiamato Gigantinho. Pubblico di quarantamila persone pressoché monocromo, “100 per cento Lula”, come annunciavano decine di migliaia di magliette. Piccola contestazione “antimperialista”.
Grande contestazione, quella del Movimento Sem Terra, che non c’era: né una maglietta, né una bandiera. Lula pensa a un concerto di stati, in America del sud e in America latina in generale (quasi non ha citato Chavez), e nel mondo con paesi come India e Cina. Per assicurare un poco di multilateralismo. Pensa anche a un “incontro storico” tra sette paesi arabi e molti paesi latinoamericani. Occasione del discorso, il lancio della campagna “Chiamata globale all’azione contro la povertà” (promossa tra gli altri dall’italiana Tavola della pace). Magari è la via giusta, quella di Lula. Ci pensano i governanti “amici”, a patto che noi, gente comune, li sosteniamo abbastanza.
Poi uno esce, oltrepassa gli striscioni della Quarta Internazionale e di altri gruppuscoli “più a sinistra” di Lula, e si avvia lungo la riva della laguna su cui Porto Alegre si affaccia. E vede le centinaia di tende e capanne, istallazioni e cucine, campeggi (enorme quello della gioventù), chilometri e chilometri di seminari, dialoghi, incontri, riposi e rinfreschi, fino alla Usina do Gasometro, archeologia industriale trasformata in museo, che fa quest’anno da perno del Forum espanso (e non più solo rinchiuso nell’Università cattolica), si cammina e si cammina, si vede la quantità incredibile di ragazze e ragazzi, che – sarà retorica – non sembrano “stanchi come noi”, come dice Bruno Amoroso, professore e fondatore dell’Università del bene comune insieme a Riccardo Petrella, ma anzi danno l’impressione irresistibile, oltre alla bellezza debordante, di covare intelligenza, voglia di fare, fantasia in quantità inimmaginabile, se appena gli si offrisse, come a quanto pare accade a Porto Alegre, l’occasione di mostrarle, di metterle all’opera.
C’è molto di nuovo, nel quinto Forum sociale mondiale. E avremo molte opportunità di raccontarlo, qui nel sito di Carta e la prossima settimana nel settimanale. Sintonizzatevi su questa frequenza. (E a proposito, non è che di italiani ce ne siano pochi, quest’anno: il fatto è che sono affaccendati in giro, e delle “riunioni degli italiani” fanno abbastanza a meno, specie se sono la solita recita in cui le date dell’"agenda dei movimenti sociali" rimbalzano in modo tale, da far venire voglia di giocarseli al Lotto, perché non si sa mai).





