La “gara della solidarietà” che si è messa in moto subito dopo il maremoto in Asia dimostra almeno due cose, tra loro assai differenti. La prima è che le persone, i cittadini, l’umanità mostra, in occasioni sciagurate come queste, una generosità inaspettata. Saranno magari anche gesti facili che non impegnano più di tanto, ma sono spontanei e segno di una solidarietà di questi tempi non scontata. La seconda riguarda i governi, e la capacità che hanno di trasformare tutto in merda [o in merce]. Si scopre così l’uso “politico” degli sms, le rivalità tra Croce Rossa (vicina a Forza Italia) e Protezione civile (vicina a An), le polemiche tra cooperanti governativi, l’esclusione progressiva delle ong non allineate, fino ad arrivare alla costruzione di nuove “alleanze” strategiche utili per la conquista di nuovi territori, come Bush insegna.
La polemica sugli “aiuti umanitari” è destinata dunque a durare a lungo e difficilmente riusciremo alla fine a vederci chiaro.
C’è una cosa, però, che si potrebbe fare subito, che tutti i paesi potrebbero fare, perfino l’Italia. E’ una cosa chiara e semplice: ospitare i profughi.
L’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, stima che in questo momento nel solo Sri Lanka ci siano 800 mila sfollati. La metà di questi, quindi 400 mila – ha precisato – è in queste condizioni a causa diretta del maremoto mentre la rimanente parte per via del conflitto interno preesistente allo tsunami. Moltiplichiamo questo numero per tutte le altre aree coinvolte nel maremoto e non sarà difficile neppure per Bossi, neppure per Fini immaginare che l’ospitalità immediata per alcune migliaia di persone rappresenta la linea che divide la vita dalla morte. Ma perfino i due autori della famigerata legge razzista lo sanno, o almeno dovrebbero , dal momento che l’articolo 20 della “loro” legge prevede esattamente questo: la “protezione temporanea” per chi proviene da zone di conflitto o di calamità naturali.
Ecco: se da oggi stesso si organizzassero navi e aerei per condurre qui, in Europa e in casa nostra, famiglie lacerate, bambini rimasti soli, e un po’ di quella umanità dolente “colpevole” di essere stata povera ben prima dello Tsunami, forse ci sarebbe ancora un po’ di speranza. Per l’Occidente.





