Ci sono voluti tre anni e mezzo non per ottenere una sentenza, ma per il rinvio a giudizio. Ad aprile comincerà il processo. Ma la notizia del rinvio a giudizio dei 28 poliziotti, tra i quali alcuni dirigenti genovesi e nazionali [quel Gratteri nel frattempo promosso a capo dell’antiterrorismo] per l’irruzione violenta nelle scuole Diaz e Pascoli di Genova, la notte del 21 luglio 2001, è una gran bella notizia. Nel frattempo, i 93 manifestanti arrestati alla Diaz, dopo essere stati selvaggiamente picchiati, sono stati assolti da ogni reato. E le menzogne con cui la polizia cercò di giustificare l’aggressione [il “fitto lancio di pietre” che non vi fu, le due bottiglie molotov raccolte altrove e portate lì da due poliziotti, i picconi di un’impresa edile esibiti in una conferenza stampa come prova della “violenza” dei manifestanti contro il G8] sono ormai così evidenti, e comprovate, da indurre appunto il giudice genovese a rinviare a giudizio tutti quanti. Non solo per la Diaz, ma anche per l’irruzione del media center del Genoa social forum, quando computer furono fatti a pezzi, in puro stile cileno, per sottrarre le memorie, gli “hard disk”.
Mancano ancora, dice giustamente Lorenzo Guadagnucci, che insieme a Laura Tartarini, avvocato dei Gsf, e a molti altri, hanno tenacemente, in questi anni, combattuto questa battaglia legale, le responsabilità individuali. La polizia ha attivamente boicottato il lavoro dei magistrati che cercavano di stabilire chi, esattamente, aveva massacrato questo o quel ferito.
E, dall’altra parte, manca l’individuazione della “catena di comando”: chi aveva ordinato a quei 28, e ai loro circa 200 colleghi, di fare l’irruzione alla Diaz e alla Pascoli. Domanda fondamentale, la cui risposta è un segreto di Pulcinella. Forse non sarà possibile provarlo in tribunale, ma tutti sanno che la responsabilità politica, ed operativa, di quell’azione è dell’allora, e attuale, capo della polizia, Gianni De Gennaro. Il quale è talmente poco pentito – e prudente – da aver appunto promosso a un incarico importantissimo, l’antiterrorismo, quel Gratteri che ora dovrà comparire come imputato di violenze e menzogne in un tribunale [e ci si chiede se non sarebbe opportuno sospenderlo, in attesa della sentenza finale].
Siamo nella bizzarra situazione per cui tutti i principali collaboratori di De Gennaro dell’epoca sono finiti sotto processo, e solo lui è rimasto fuori tiro, essendo invece il principale responsabile di quel che accadde a Genova, insieme all’allora ministro degli interni Scajola, agli alti gradi dei carabinieri e a Gianfranco Fini, la cui presenza nella sala operativa dei carabinieri è nota, prima e dopo l’uccisione di Carlo Giuliani. Qualche giorno fa, la polizia di stato ha presentato il suo calendario del 2005, con foto del prestigioso Oliviero Toscani. Il calendario si intitola “Album di famiglia”, una ironica allusione ai dibattiti sul terrorismo negli anni settanta. Oggi, dopo il rinvio a giudizio di Genova, quel titolo suona sinistro.





