Fuori programma

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È un tentativo, più o meno come quello che Progetto Calabrie e i molti riuniti attorno a Mario Agostinelli in Lombardia stanno facendo nelle rispettive regioni, in vista del voto di primavera. Carta, insieme ad altre pubblicazioni e media indipendenti di orientamento molto vario, propone un “cantiere”, domenica 16 gennaio a Roma, intitolato, un po’ per scherzo ma non tanto, “Fuori programma”. Titolo che potrebbe essere svolto in “cara Grande Alleanza democratica, tira fuori finalmente il tuo programma”, oppure, più propriamente, “su quel che ci sarebbe da fare una volta sconfitto, o almeno si spera, Berlusconi, proponiamo alla Gad un fuori programma, ossia una interlocuzione con la società civile e il movimento altermondialista e per la pace”.

I nomi delle pubblicazioni coinvolte nel “cantiere” testimonia del tentativo di raccogliere e far esprimere le reti sociali, e le diverse culture, che stanno in effetti sperimentando cosa possa diventare – come dicono i movimenti statunitensi – la vita dopo il liberismo. C’è Aprile, giornale di una associazione politico-culturale parallela alla sinistra diessina, c’è Alternative, rivista culturale che approfondisce i temi cari alla maggioranza di Rifondazione, e poi Eko radio, di area verde e ambientalista, Quaderni laburisti, rivista socialista di sinistra, e ancora Mosaico di pace, la rivista di Pax Christi, e Altreconomia, mensile in qualche modo connesso alla Rete di Lilliput, Ora Locale, cioè i nostri amici “neomeridionalisti” della Calabria, Quale Stato, rivista della Funzione pubblica Cgil, Missione Oggi e Cem Mondialità, riviste dei missionari saveriani, e Adista, agenzia di ispirazione cristiana, e via via gli altri – pensiamo numerosi – che si aggiungeranno. Anche i nomi dei relatori fin qui previsti – Riccardo Petrella, Lisa Clark, Luciano Gallino, ad esempio – parlano di una cultura antiliberista che vuole farsi “programma”, proposte concrete per uscire dal liberismo.

Qui sotto potete leggere il testo con il quale si lancia pubblicamente il “cantiere”. Per parte nostra, aggiungeremo che non nutriamo enormi speranze, sulla possibilità che la Gad, o almeno la maggioranza di essa, possa cambiare di colpo, e radicalmente, i suoi orientamenti. Sarebbe sciocco, pensarlo. La recentissima uscita di Massimo D’Alema, che chiede il maggioritario assoluto, significa semplicemente l’opposto di quel che noi desideriamo, la democrazia partecipata. Siamo lontani come la luna e la terra. Così, sul tema dello “sviluppo”, sarebbe stupido credere che Ds e Margherita possano abbandonare la religione del Prodotto interno lordo e della “crescita”.

E allora, perché? Abbiamo deciso di partecipare a questo tentativo per tre ragioni. La prima è che vediamo incrinature, nel muro del centrosinistra. Il fatto ad esempio che la Cgil ora chieda l’abolizione della legge 30 sulla “flessibilità” del lavoro, della Bossi-Fini e il ritiro delle truppe dall’Iraq, oltre a corrispondere esattamente alle priorità indicate dalle centinaia di lettori che hanno partecipato al nostro “gioco” delle “secondarie” [tutte le risposte sono consultabili nel nostro sito], mostra come un certo atteggiamento, di proposizione autonoma dalla politica, sia forte. La seconda ragione sta appunto nel fatto che se in quel cantiere prenderanno la parola coloro che in tutto il paese resistono a tutti i Ponti sugli Stretti, alla privatizzazione dell’acqua e dei beni pubblici, e così via, avremo fatto un passo avanti, magari piccolo ma solido, nella auto-percezione del movimento come di qualcosa che ha un punto di vista autorevole, ed efficace, da proporre e mettere in pratica. Quanto al rapporto con la politica, siccome uno degli alibi di cui i partiti si fanno forti è che i media non registrano questa autorevolezza di proposta, mettere in fila ciò che il movimento fa e dice impone ai politici, come sta avvenendo in Calabria e in Lombardia, e come è accaduto in centinaia di città, di prendere atto, per lo meno, che un altro “racconto” esiste, fuori dal Prodotto interno lordo e dal maggioritario.

Ovviamente, non sappiamo se la cosa avrà successo. Ma vale la pena, secondo noi, di provarci. Perciò proponiamo a tutti coloro con i quali, in questi anni, siamo variamente entrati in rapporto – e sono, nella società, innumerevoli – di chiedersi se non possono unirsi a questo tentativo. Considerando che il “cantiere”, si spera, avrà una seconda puntata, il cui tema sarà quello basilare, la democrazia [su cui il Nuovo Municipio e altri hanno molto da dire], e in più che questo lavoro potrebbe approdare alla creazione – o al rafforzamento di quelli già esistenti – di un luogo, una rete di intelligenze, che possa mettere in comune quel che si produce, e proporre stabilmente un punto di vista autorevole alternativo a quello del “pensiero unico”. Qualcosa che abbia a che fare non con la politica, ma con il dialogo, l’approfondimento e la proposta.

Sono solo idee, al momento. Come lo è l’iniziativa, parallela, non in conflitto e diversa, che ha preso il manifesto: un’assemblea, il 15 gennaio, cioè il giorno prima del nostro “cantiere”, per discutere del destino della sinistra radicale, dei suoi rapporti interni e di quelli con la società. Il manifesto ha deciso di aderire anche al nostro “cantiere” e noi sosterremo la loro assemblea: esempio raro di cooperazione, contro ogni concorrenza. Tutti quanti pensiamo di stare interpretando un fenomeno reale: il movimento per un’altra globalizzazione, e per la pace, si sta chiedendo come cambiare la società, e, con essa, anche la politica, quanto sia possibile farlo, e con che mezzo. E’ bene mettere in comune queste fondamentali domande.

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