Cittadini

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La prima manifestazione nazionale “per” i migranti si fece nel novembre del 1989, quindici anni fa, dopo l’assassinio di un sudafricano di nome Jerry Masslo, vicino Caserta. Con una certa sorpresa, si vide che c’era molta gente sensibile, allora, e per le strade di Roma ci trovammo in centinaia di migliaia. Sono passati quindici anni, i migranti in Italia sono oltre due milioni e mezzo, e domani vi sarà a Roma una manifestazione “di” migranti [cui, certo, parteciperanno anche moltissimi antirazzisti con passaporto italiano].

Molta acqua è passata da allora nel Canale di Sicilia [anche sul corpo delle centinaia che sono annegati nel tentativo di oltrepassare i muri europei], e non sarebbe giusto continuare a raccontare la presenza dei migranti come un “emergenza”, come una vicenda, solamente, di esclusione e razzismo. Certo, questi ingredienti di una corretta politica europeista non mancano, e li raccontiamo nel numero di Carta in edicola e in vendita nelle strade di Roma, al corteo: il governo vuole costruire altri nove centri di detenzione [i Cpt], e per farlo ha decretato che la faccenda è “militare”, e dunque le comunità locali non possono opporsi; a Roma, raccontiamo l’incredibile “favela”, settecento persone circa tra moldavi, rumeni e Rom, cresciuta attorno alla ex fabbrica Snia; siamo andati sulla famigerata Via Domiziana, sempre vicino Caserta, dove i comboniani sono in missione più o meno come in Kenia. Ma, dall’altra parte, un analista come Francesco Terreri ci racconta una inchiesta, condotta a Rovereto, sulle finanze dei migranti, che là sono numerosi perché richiesti dalle fabbriche a corto di mano d’opera: in questa inchiesta si scopre non solo che le rimesse dei migranti verso i loro paesi crescono geometricamente [e le agenzie ci lucrano sopra], ma, ad esempio, che il numero di migranti in possesso di un conto corrente è, percentualmente, uguale alla media nazionale degli italiani. Segnale, come anche l’inserimento al lavoro, del fatto che queste due milioni e mezzo di persone, nonostante gli ostacoli che leggi razziste hanno alzato in questi quindici anni, sono una presenza stabile, nella nostra società. A Roma, un abitante ogni dieci, circa, è “straniero”, e i loro figli si esprimono nel più puro “slang” romanesco.

Ancora il centrosinistra non ci ha detto se, in caso di vittoria contro Berlusconi, abolirà subito la legge Bossi Fini, per avviare finalmente una politica che dia a questi nostri vicini di casa tutti i diritti di cittadinanza, un modo ragionevole per arrivare nel nostro paese, una istruzione adatta ai loro [e ai nostri] figli, la garanzia di non finire in galere etniche in cui ogni diritto è sospeso. I migranti che marciano a Roma, sabato 4, questo chiedono. Che, qualunque sia la loro nazionalità, provenienza, religione, colore, li si consideri per quel che tutti siamo: cittadini. In fondo, è molto semplice.

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