Un reddito

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Pensate che il “pacchetto Treu” sia una confezione firmata da uno stilista emergente? Quando vi propongono dei “rapporti occasionali” pensate di essere finiti in un giro di scambisti? Credete che la “gestione delle risorse umane” sia un problema di Mancini e della panchina larga dell’Inter?
Andate a Roma, sabato pomeriggio, alla Street parade per il reddito della Gap, la Grande alleanza precaria.

Potreste scoprire un’Italia che solo la televisione all’epoca del berlusconismo riesce a nascondere. È un’Italia complessa, dilaniata dal neoliberismo, che nessun sindacato, partito o grande organizzazione sociale è in grado di rappresentare. Sono i figli della generazione che ha spinto fino al collasso il modello militarista e gerarchico della fabbrica. Per questo hanno imparato a diffidare del “lavoro subordinato”. Chiedono che si prenda atto della mutazione genetica di cui sono espressione: non c’è più nessuna distinzione tra la sfera della produzione e quella della vita.

Pensiamo a un caso tipico: l’operatrice di un call center. Chiamiamola Antonella. È la casalinga di Voghera postmoderna. Il suo lavoro consiste nel parlare al telefono con altre persone e vendere merci o servizi. Ha imparato, Antonella, che per fare bene il suo lavoro deve recitare. Deve avere una voce, rispettosa [come le hanno insegnato i suoi genitori] ma confidenziale [come ha imparato al muretto, coi suoi amici]. Deve ricordare le tariffe dei servizi che sta vendendo [come le hanno insegnato al corso di formazione professionale] mettendo in gioco la sua memoria [come ha imparato a fare con le poesie, alle scuole elementari]. Deve saper mentire quando un tizio, all’altro capo del telefono, le chiede: “Ma mi conviene vermente?” [e a farlo si è esercitata ai tempi del liceo, quando diceva alla madre che andava a fare i compiti da Giovanna, e invece usciva con Giacomo]. E poi deve digitare al computer [come ha iniziato a fare quando ha ereditato dal cugino Antonio un commodore 64 già mezzo scassato], saper trattare coi superiori…

Ecco, di tutto questo intreccio tra lavoro e vita si sa in generale poco e niente. Non sappiamo se è il preludio alla liberazione dal lavoro salariato [come suggeriscono alcuni, non a sproposito] o se è una nuova forma di schiavitù [come sostengono altri, e come dargli torto?].

Ma sappiamo con certezza che c’è da riconoscere che si tratta di persone in carne e ossa. “Capisco che sarebbe complicato calcolare singolarmente quanto mi spetta–scriveva qualche tempo fa un eroe popolare di nome Luther Blissett–Da questo punto di vista, possiamo accordarci quindi per un compenso forfettario generalizzato”.
Un reddito di cittadinanza.

Stop finanziaria
Manifestazione nazionale–Street Parade–06 novembre 2004

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