Che mozione!

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Un incontro tra il Forum dei parlamentari contro la guerra e il Comitato Fermiamo la guerra. Non è stato il primo e non sarà l’ultimo, ma di certo quello che si è tenuto questa mattina (26 ottobre) non è stato un incontro di routine. In ballo c’erano almeno due appuntamenti di rilievo: la manifestazione nazionale indetta dal Comitato Fermiamo la guerra sabato 30 ottobre e il dibattito parlamentare sulla guerra previsto per il pomeriggio di mercoledì 27 e che si concluderà (probabilmente nella serata di mercoledì stesso) con un voto. Presenti all’incontro, sei rappresentanti del Comitato e 12 deputati dei diversi gruppi di opposizione, tutti impegnati nel Forum.

Affermare che si è trattato di un incontro “franco” non è un eufemismo ma la realtà, che ha mostrato come quel voto potrebbe rappresentare un difficile tassello nella costruzione della possibile “unità delle sinistre”. Circola, infatti, da alcuni giorni un fantasma concretissimo che risponde al nome di “mozione unitaria delle opposizioni”. E’ un fantasma perché la maggior parte dei deputati presenti all’incontro ha sostenuto di non averla letta ma è, al tempo stesso, concretissimo poiché ciascuno dei presenti ne conosceva per filo e per segno il contenuto. E, a giudicare dalla costernazione dei più, non deve trattarsi di un contenuto brillante.

Un po’ di cronistoria: sul peso specifico del Forum dei parlamentari contro la guerra sappiamo solo quello che loro stessi ci hanno detto e cioè che ha perso per strada non solo dei pezzi ma anche attenzione nei reciproci ambiti politici. Tuttavia, l’idea di una mozione è stata proposta da Prodi la scorsa settimana e ha coinvolto anche loro, che ne hanno discusso con l’aspirante “leader”. Riconoscimento sì, ma quando si passa ai risultati, il discorso cambia. Difatti, la bozza “fantasma” è stata discussa e approvata in un incontro tra lo stesso Prodi e i segretari dei partiti della futura coalizione. Fin qui, si sarebbe trattato di uno tra i tanti “sgarbi” della politica nei confronti dei suoi parlamentari. Ma la cosa diventa più pesante se si passa ai contenuti e cioè ai punti dirimenti della mozione che pone al primo posto la indispensabile richiesta della fine dei bombardamenti, ma subordina il ritiro delle truppe alla cosiddetta Conferenza internazionale di pace e al voto in Iraq.

Eccole, praticamente testuali, le due righe che riguardano (al punto 3!) il ritiro delle truppe: “…impegna il governo a prevedere il ritiro delle truppe italiane”. Prevedere non è la stessa cosa che predisporre, hanno osservato in molti. E, comunque, manca di netto un aggettivo assolutamente indispensabile: “immediato”.

Nel pomeriggio di oggi, martedì, il forum dei parlamentari incontrerà i capi gruppo dell’opposizione per tentare qualche aggiustamento ma sono in parecchi a ritenere che qualche aggiustamento non sia in grado di mutare la sostanza. Che rinvierebbe, stando così le cose, a un tempo e a una forma del cosiddetto “disimpegno” in Iraq che non solo i parlamentari contro la guerra, non solo il Comitato Fermiamo la guerra ma oltre la metà del paese giudica inaccettabile.

Insomma, un testo che si segnala più per le omissioni che per le proposizioni, che gioca con le parole e che cerca di conciliare l’inconciliabile e cioè dare alla guerra in Iraq, sempre più cruenta, una parvenza di legittimità, di logica.

Ma la guerra non ha logica né legittimità ed è questo che il Comitato Fermiamo la guerra dirà a partire dalle cinque di mercoledì pomeriggio (vedi comunicato), nel presidio sotto il parlamento in contemporanea con il dibattito parlamentare. Continuerà a sottolinearlo anche giovedì mattina in una conferenza stampa all’hotel Nazionale (alle 11,30) e, soprattutto, lo dirà in ottima compagnia sabato 30 ottobre nel corteo che alle due del pomeriggio partirà da piazza della Repubblica.

Ps. Perché quel “sette a zero” alle suppletive ha fatto gongolare così tanto i partiti di centro sinistra e così poco i potenziali elettori (cioè i cittadini) che, infatti, hanno dato luogo a un astensionismo di proporzioni bibliche? Qualcuno ce lo spieghi, se può e ci chiarisca se è in questo modo che si “vincono” le elezioni.

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