Il 30 ottobre tra capre e salmoni

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Siamo sinceri: la manifestazione del 30 ottobre è una scommessa. E non sempre le scommesse si vincono. Eppure, se questa saggia considerazione aveva un senso fino a una settimana fa, e ha messo una pulce nell’orecchio a parecchi, ora, soprattutto dopo il Forum europeo di Londra, ci pare che sia del tutto fuori luogo. Non che siano tutte rose e fiori: i partiti del ritrovato centro sinistra si vogliono mettere a sfilare il 6 novembre; la scuola scenderà a Roma da tutta Italia il 15. E per giunta il 30 è l’inizio di un ponte che fa gola a parecchi. Insomma, una batteria di manifestazioni nazionali di questa entità fa prevedere due cose tra loro molto diverse: o un colossale fiasco multiplo o, viceversa, una sorta di sommovimento sociale diffuso. Per ottimismo [della ragione] propenderemo per la seconda ipotesi.

Ed ecco perché. Cominciamo con il Forum di Londra e con una saggia considerazione che lì abbiamo colto al volo: “Ma quando mai–ha detto qualcuno di una età giusta per ricordare un passato "nobile”–nel ’68 si sarebbe dato un movimento che resta vivo e attivo per oltre tre anni e da oltre tre anni gira il mondo per capire, conoscere, incontrarsi, senza che nessuno gli paghi il biglietto?".

Ecco: Londra è stato per quattro giorni il luogo, il tempo e l’occasione giusta per riattivare i neuroni e riaccendere quella curiosità che è il sale della politica dei movimenti.

Un secondo esempio: qualcuno sostiene che la manifestazione del 30 ottobre non ha un centro, dal momento che vuole tenere assieme le capre con i cavoli e cioè la firma del Trattato della costituzione europea, la pace, i migranti e perfino i diritti sociali. A parte che le capre sarebbero felici di stare con i cavoli, ma quelli che manifesteranno il 30 ottobre pensano che non ci possa essere Costituzione europea che non garantisca il diritto dei migranti a liberamente muoversi in una libera Europa. Che non ci possa essere Costituzione europea che non garantisca i diritti fondamentali alla salute, alla casa, che non permetta a chiunque lo voglia di conoscere, di lavorare e che non metta al primo posto il diritto di tutti alla cittadinanza. E, innanzitutto, che non scriva in testa a qualsiasi trattato che l’Europa ripudia la guerra.

Ma così non è e i “grandi” d’Europa si stanno affrettando, tra un buffet e un ricevimento, a decidere nuove e più massicce espulsioni per chi viola il muro d’Europa [e centri di detenzione in gran numero per quelli che riescono a sfuggire alle reti] e a stabilire che chiunque avrà meno diritti e meno speranze. E’ come se, per diventare europeo, bisognasse rinunciare a essere cittadino, ai diritti e alle garanzie che a un cittadino spettano.

Ecco perché siamo abbastanza certi che il 30 ottobre ci siano tutte le ragioni per spingere quegli infaticabili “altermiondialisti” che se ne vanno in giro per il mondo [praticamente e metaforicamente] a sfilare ancora una volta da piazza della Repubblica a piazza Venezia [a partire dalle due del pomeriggio] per dire che le armi devono cessare in Iraq, come in Palestina e in tutto il mondo; che gli eserciti se ne devono andare a casa e possibilmente sciogliersi del tutto. E che spetta a ciascuno di noi, e a tutti insieme, liberare la pace.

Diranno anche che “Un’altra Europa è possibile e necessaria” e non ci sembra che chiedano troppo.
Troppo chiede chi pretende ancora di firmare accordi, decidere politiche, esortare al voto senza tenere conto che il torrente altermondialista non si ferma. E che solo i salmoni riescono a risalire indenni la corrente.

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