Un programma di [auto]governo

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Domanda: sei contento, se nel 2006 Berlusconi perde le elezioni? Risposta: sì. Domanda: sei disposto a votare per chiunque, perché questo avvenga? Risposta: forse sì e forse no. Domanda: saresti più disposto a votare, se chi vuole sostituire Berlusconi dicesse chiaramente cosa vuol fare? Risposta: beh, sì. Saresti ancora più soddisfatto, se la società civile, associazioni, reti, sindacati e così via, dicessero loro, in piena autonomia, che cosa bisognerebbe fare una volta sconfitto Berlusconi? Risposta: ne sarei entusiasta.

Questo dialogo, immaginario ma non tanto, rappresenta bene – secondo noi – quel che sta accadendo nella testa [e nell’animo, perché gli stati d’animo contano] di milioni di persone, quelle che da qualche anno marciano per la pace e contro gli Otto Grandi, prendono un treno per Firenze o un aereo per Porto Alegre, impiegano il tempo libero per discutere dell’acquedotto cittadino da salvare, si inventano nuovi modi della partecipazione cittadina, e insomma partecipano di quella nebulosa, tanto vasta quanto indistinta nei suoi confini e forma di organizzazione, che solitamente chiamiamo “movimento”.

Il tema è quello del rapporto con la politica, con le istituzioni e le elezioni, e in particolare con il centrosinistra “allargato” [chiamato Gad, Grande alleanza democratica], che dovrebbe rappresentare, o interpretare, quella parte di società che ha avversato, proponendo e tentando anche esperimenti nuovi, a tutto quel che il berlusconismo, fase finale, e casalinga, del liberismo, ha messo in pratica. Che i “leader” della Gad discutano soprattutto su chi si debba candidare alle primarie – se il solo Prodi, se anche Bertinotti, se qualcun altro – non è un segnale particolarmente eccitante. E d’altra parte il tentativo del segretario di Rifondazione, di lasciar perdere le primarie sul “leader” e di trasformarle in primarie sul programma, è stato, almeno fin qui, azzoppato dagli altri partner dell’alleanza.

E allora? Nel numero di Carta settimanale che da domani è nelle edicole, facciamo – più che una proposta – una constatazione. Che la società civile, in vari modi e in vari momenti, ciascun segmento a suo modo, sta scrivendo un programma di governo. Anzi, un programma di autogoverno. Non nel senso che la società di autogoverna a prescindere dallo Stato e dal governo. Ma nel senso che la società può determinare le condizioni perché un futuro governo della Gad agisca in un paese in cui processi di mutamento, di deviazione dal vicolo stretto del liberismo, siano già avviati. Il che non esclude conflitti, al contrario, però mette i conflitti in una dinamica positiva: si confligge per fare qualcosa, non solo contro qualcosa.

Nel settimanale pubblichiamo per ampi stralci il documento della Cgil, innovativo per alcuni versi e tradizionale per altri. Qualche numero fa, ci dedicammo al gioco “cosa accadrebbe, in pratica, se il movimento per la pace andasse al governo?”, ovvero: qual è una politica di relazione con altri paesi [la Palestina, l’Iraq…], ispirata ai principi della pace? La campagna Sbilanciamoci!, cui anche Carta partecipa, ha scritto un’altra Finanziaria, concreta e applicabile già ora. La Rete del Nuovo Municipio, che terrà prossimamente la sua seconda assemblea nazionale, sta ragionando sull’autonomia comunale, sul welfare cittadino e su molte altre innovazioni, che corrispondono alla rottura del patto tra governo centrale ed autonomie locali, o se volete al rapporto inverso tra democrazia ed economia, in cui è la seconda a comandare, e al saccheggio delle casse delle comunità. I pacifisti, oltre a convocare la manifestazione nazionale del 30 ottobre, stanno organizzando una conferenza di [e con] la società civile irachena, altro pezzo di una politica di pace. Localmente, accade che “programmi partecipati” si stiano elaborando, per le prossime regionali, in Toscana e in Calabria e altrove. In una parola: non ci si limita a chiedere che il centrosinistra dichiari la propria volontà, si provvede ad elaborare le proprie, di volontà.
Dunque, ecco la proposta: perché non fare in modo che questo lavorìo, tanto intenso, confluisca in incontri cittadini – che appunto già si stanno svolgendo in vari luoghi – e in altri modi? Leggete Carta, meditate e dite la vostra. Se volete.

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