Pace e guerra, democrazia e diritti, giustizia sociale e solidarietà, globalizzazione e giustizia globale, lotta al razzismo, alle discriminazioni e per uguali diritti per tutti e, infine, crisi del modello di sviluppo. Su questi sei assi tematici si svilupperà per tre giorni, dal 15 al 17 a Londra, il terzo Forum sociale europeo [che inizia il 14 pomeriggio con una cerimonia di apertura]. Gli organizzatori prevedono cinquantamila presenze ma in giro, almeno qui in Italia, si percepisce più che una certa stanchezza, una sorta di scetticismo. Un “fumus” puzzolente.
La tesi, non nuova, è che i movimenti abbiano fatto il loro tempo e che il terzo Forum sociale in Europa non può che essere la brutta copia del secondo che già è stato la brutta copia del primo. E che meglio sarebbe lasciar perdere, se proprio non si riesce a “inventare” qualcosa di nuovo.
Noi invece, che siamo piuttosto favorevoli all’inventiva e all’idea che l’immaginazione, contrariamente a quanto si diceva nel ‘68, non vada al potere ma pervada la società, pensiamo che i forum siano, e restino, una gran bella invenzione. E che non è difficile, nonostante tutto, [l’organizzazione a volte eccessivamente proprietaria, il ruolo non proprio disinteressato di “fiancheggiatori” politici] che divengano luoghi permanenti di sperimentazione di un’altra politica, di un’altra società e, perché no, prove generali di autogoverno dal basso.
In fondo, il Forum di Firenze, nonostante le oriane fallaci, i corrieri della sera, i “saccheggiatori” disseminati in città, ha saputo mostrare quanto sia relativamente facile condurre in porto una “nave dei folli” di centinaia di migliaia di persone e imprimere un indelebile segno di maturità.
E il Forum di Parigi, nonostante le defatiganti maratone, i nerboruti servizi d’ordine e l’ultradiscutibile centro media, ha contribuito, a modo suo, a far sì che la Francia e un pezzo d’Europa assumessero sulla guerra posizioni più che dignitose.
Tutto questo sarebbe stato possibile anche senza i forum? Forse, ma con i forum è meglio, perché alludono a uno spazio pubblico di condivisione. Questo verrà messo in scena [metaforicamente e praticamente] a Londra con i dibattiti, i seminari, i gruppi di lavoro e con la manifestazione europea di domenica prossima.
Ecco perché il coro, anche se sempre più affollato, degli scettici dei movimenti ci sembra piuttosto sgangherato. Lo abbiamo sentito più volte in passato ripetere la stessa musica: i movimenti sono in crisi, il tempo dei movimenti è finito ed è ora che parli la politica, i movimenti sono “carsici”, i movimenti sono come l’araba fenice, ecc…
Noi non sappiamo quale sia la “speranza di vita” dei movimenti. Ma una cosa la sappiamo: se il Forum di Londra riuscirà a far tacere per qualche giorno questi osceni aruspici, sarà pur sempre un buon risultato.





