Stanotte una, stamattina un’altra. Le “rivendicazioni” del sequestro e, ora, dell’assassinio delle due Simone [e dei loro colleghi iracheni?] cadono come sassi, precipitando tutti noi in una altalena angosciosa. Vogliamo credere, fin qui [sono le primissime ore del pomeriggio di giovedì], che si tratti di “sciacalli”, come scrive sulla Repubblica Giuseppe D’Avanzo, che ogni giorno tenta di dare un senso a segnali, mezze parole e indizi. Da quel lato, oltre alle parole degli ulema sunniti, alle impressioni di chi l’Iraq ha conosciuto [prima di tutto i compagni delle Simone, chiusi nella sede di Un ponte per da settimane], alle opinioni di osservatori come i giornalisti di Al Jazeera, le dichiarazioni di responsabili del “governo provvisorio” [un ufficiale della polizia avrebbe detto che “entro il pomeriggio sapremo di più”, possiamo aggrapparci a ben poco. Si aspetta, più che altro, contando che chi ha una responsabilità istituzionale – ed è stata la richiesta di Un ponte per fin dal primo giorno – faccia il suo dovere, tanto più che ha scelto di partecipare all’occupazione dell’Iraq e, dunque, si presume che ne debba sapere qualcosa.
È invece da questo lato, le nostre città e le nostre istituzioni, che possiamo fare molto. Prima di tutto dicendoci che c’è ancora tempo, che la vicenda del sequestro più “anomalo” è destinata a durare a lungo. Non sappiamo se è così e se saremo smentiti tra cinque minuti, ma crederlo aiuta a fare.
A fare che cosa? Tralasciamo le polemiche idiote sulla consistenza e sulla “combattività” delle manifestazioni, Non aiuta. Sta di fatto che centinaia di migliaia di persone in modo attivo e nelle forme più diverse, anche minime ma, nel loro ambiente, utili, e milioni di persone in modo passivo, informandosi e discutendone, stanno partecipando della preoccupazione, e del tentativo di dare un senso a questo avvenimento. Chiunque possa fare qualcosa in più di quel che ha fatto, e chiunque possa fare qualcosa che finora non ha fatto, sappia che è così che si crea il clima che può davvero agevolare una soluzione positiva: mostrando che la nostra gente ama la pace e rifiuta la guerra, e l’occupazione dell’Iraq, e lo fa per un motivo molto più nobile di quel che gli attribuiscono i polemisti e i politici della destra, cioà la resa o l’essere “pilateschi”. Al contrario, si vuole la pace per fare la pace, per dialogare con l’Islam e gli arabi, per aiutarli, per quanto possibile, a trovare la loro strada fuori dalla macelleria, dai bombardamenti e dai sequestri. Il ricatto non c’entra niente: il solo ricatto che subiamo è quello di chi vuole spingerci a scegliere tra la violenza e la violenza.
In secondo luogo, è solo questo clima che può spingere le istituzioni, rette non importa da quale maggioranza politica, a comportarsi come dovrebbero: da difensori dell’integrità e della vita dei cittadini. Noi non possiamo sapere, oggi, se il governo e le sue appendici stiano lavorando, se lo stiano facendo bene e che cosa stiano ottenendo. L’impressione che forniscono, a parte una certa discrezione [rotta purtroppo dai comizi fascisteggianti del vicepresidente Fini], è che ministri, diplomazia e servizi segreti siano in balia degli eventi. Prima le “informazioni utili” di Frattini, poi “il canale” annunciato dai servizi segreti [ma non dovrebbero essere, appunto, segreti, specie in una situazione come questa?], ottimismo sparso con parsimonia ma con costanza: tutto questo non è affatto tranquillizzante, c’è da pensare che il governo italiano, proprio perché ha voluto essere parte dell’occupazione, non possa più dialogare e muoversi nell’Iraq in guerra.
Speriamo sia solo un’impressione. Ma una cosa la potrebbe fare subito, il governo, senza costo alcuno dal punto di vista politico e del rapporto subalterno nei confronti degli Usa: chiedere la sospensione dei bombardamenti su Falluja, per ragioni umanitarie che chiunque comprende, considerata la contabilità mortale di ogni giorno: numero dei bambini, delle donne, dei civili uccisi in nome della caccia ai “terroristi”. Lo dovrebbe fare comunque, un governo assennato, lo può fare tanto più ora. Bush e i suoi generali non daranno retta, ma almeno Berlusconi avrà dimostrato un briciolo di umanità e un pizzico di indipendenza.





