Tempo in movimento

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Mentre piovono come granate delle improbabili e raccapriccianti rivendicazioni, mentre esplode [implode] come un colpo di mortaio un increscioso dibattito politico, mentre incombe un assordante silenzio su dove sono e cosa fanno Simona e Simona, Raad e Mahnaz, qualcuno, tanti, ovunque, in Italia e nel mondo accendono fiaccole, appendono bandiere arcobaleno, scrivono appelli. Se non è abbastanza per riportare a casa le nostre sorelle e i nostri fratelli rapiti, è comunque la sola strada percorribile.

Ma bisogna fare di più: forse andare in tanti a Baghdad, come propongono molte ong.

Forse stampare un giornale in arabo, da diffondere nella capitale irachena, cosa di cui stanno discutendo Unità, manifesto, Liberazione e Carta.

Forse manifestare di nuovo tutti assieme come il 15 febbraio, come il 20 marzo. Forse, forse, forse… Intanto passano le ore e cresce l’ansia.

Bisogna avere i nervi saldi e la testa fredda, ci diciamo ogni minuto, da martedì scorso.

Bisogna allungare le antenne, moltiplicare gli sforzi, pretendere che ciascuno faccia la sua parte: che il governo non lasci nelle mani di una discutibile e patetica sottosegretaria il destino di persone che concretamente e simbolicamente incarnano uno dei più gravi momenti di crisi dell’intero conflitto.

Che i giornali che scelgono ripugnanti interpretazioni vengano sanzionati dal più netto ripudio da parte dell’intera opinione pubblica.

Che la politica riesca per una volta a uscire da se stessa e a interloquire con la società attonita, spaventata, commossa.

Che i movimenti siano il megafono di questi sentimenti e li trasformino in proposte.

Tutto questo non è solo possibile ma necessario. La fiaccolata di questa sera a Roma dirà questo, come lo dirà l’assemblea indetta per sabato e domenica all’Astra occupato di Roma dal Gruppo di continuità del Forum sociale europeo.

Possiamo fare in modo che il tempo che ci separa dal riabbracciare i nostri fratelli e le nostre sorelle giochi a nostro favore, a patto di riuscire a riempirlo di idee, di partecipazione, di solidarietà. E sperando che sia il più breve possibile.

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