Prossima stazione, Roma

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Il commissario ai rifiuti Corrado Catenacci e il presidente della regione Antonio Bassolino sono fuori gioco. Le cariche delle forze dell’ordine di fronte al cantiere dell’inceneritore di Acerra, che hanno coinvolto l’intera popolazione del paese partenopeo, hanno reso palese quello che da qualche giorno era evidente solo agli osservatori più attenti: la protesta di Acerra contro l’inceneritore e contro il Piano campano dei rifiuti che fa dei “termovalorizzatori” [così li chiamano, quasi ad ingentilirne la portata] l’asse portante, è rivolta direttamente al governo Berlusconi. È per questo motivo che il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, venerdì scorso, ha messo le mani avanti sull’atteggiamento “intransigente” della celere durante il corteo di domenica. Il governo ha risposto a un’insorgenza sociale come ha sempre fatto da Genova in poi.

La settimana scorsa, Corrado Catenacci aveva scaricato tutto il peso della sua debolezza sull’esecutivo: “Sono loro che decidono”, aveva detto di fronte alla fermezza di Acerra. E infatti il sindaco Espedito Marletta, che ieri è stato ferito assieme a decine di altri manifestanti, ha detto che da adesso in poi, l’amministrazione locale parlerà solo con il governo. Suona un po’ come una vittoria, come dire, passiamo all’obiettivo grosso.
E il governo ha trovato un osso duro. Perché Acerra ha una lunga tradizione di lotta all’inceneritore e di vertenze radicali per il lavoro. I disoccupati di Acerra, in questi anni, li abbiamo sempre incontrati in tutti gli appuntamenti più delicati a dare il loro contributo in piazza. Anche per questo, ieri, andare in una calda giornata di agosto a solidarizzare con la resistenza di questa comunità è stato per molti un po’ come rendere un favore. “Questa volta è toccato a noi”, veniva da dire ai volti dietro lo striscione dei movimenti di lotta dei disoccupati.

Per adesso ha scelto la prova di forza, ma a giudicare dalle prime reazioni della gente di Acerra, questa strategia ha il respiro corto. Anche per questo, la prossima tappa del corteo di ieri, dopo il cantiere di Pantano, è palazzo Chigi, Roma.

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