L’ordinanza del comune di Firenze è categorica: sequestro dell’attrezzatura e arresto. Come per i contrabbandieri, come per gli spacciatori. Solo che, in questo caso, si sta parlando di lavavetri e l’attrezzatura altro non è che un secchio e una spugna mentre per l’arresto si arriva fino a tre mesi. Un bel modo per rimpiazzare i detenuti che erano riusciti a cavarsela con l’indulto.
Il provvedimento, che inventa di sana pianta una nuova fattispecie penale e si inscrive, senza troppe fisime, dentro la “domanda di sicurezza” che, come ognun sa “non è né di destra né di sinistra” è stato accolto per di più con un sospiro di sollievo da altri sindaci [di destra e di sinistra] che ora si apprestano a emulare Leonardo Domenici e il suo illuminato assessore Cioni.
L’assessore diessino ha detto che la sua è la soluzione al problema del racket, che impesta le strade di Firenze e si estende in modo capillare ai lavavetri.
Ma, se il medesimo marchingegno giuridico venisse applicato ad altre “fattispecie”, si potrebbero verificare incresciosi incidenti in ambienti ben più prestigiosi e protetti di quelli dei lavavetri.
Penso, ad esempio, ai negozianti fiorentini che potrebbero venire arrestati perché subiscono il racket delle estorsioni o addirittura a prestigiose banche e ai loro dipendenti “costrette” al racket del riciclaggio. Tutti passibili di procedimento penale con galera e sequestro dell’attrezzatura, cioè dei negozi, delle banche, di un bel pezzo della distribuzione di merci del nostro territorio e, insomma, di una cospicua fetta dell’"economia".
Pensare che eravamo convinti che a subire il racket fossero le vittime e scopriamo, invece, che vige un nuovo meccanismo di “lotta alla criminalità” più o meno organizzata, ma solo per i cittadini considerati “abusivi” e, diciamolo chiaramente, anche un bel po’ fastidiosi. Chi, una volta o l’altra, non avrebbe volentieri mandato a quel paese un lavavetri particolarmente insistente o particolarmente incapace che il vetro, invece di pulirlo, lo imbratta ancora di più? Ebbene, per tutti costoro c’è pronta un’ordinanza che li toglie dai piedi e li punisce. Certo, non li cancella definitivamente, ma diciamo che li “disincentiva”. Tanto che a Roma, città nella quale ancora una ordinanza analoga non è stata varata, stamattina agli incroci presidiati di solito dai migranti si vedevano facce nuove, quelle di decine di giornalisti alla ricerca di un lavavetri. In fondo, sta per aprire le stagione venatoria.





