Cari lettori e compagni, la “flessibilità” ha colpito le vacanze. Una volta, fabbriche e uffici chiudevano e i dipendenti si godevano le ferie come da contratto. Adesso capita di lavorare in agosto per non perdere quel “progetto” [così chiama la legge 30 i lavori precari] e ci si ritrova in vacanza forzata, magari, a novembre. Però, sarà la forza dell’abitudine, o sarà perché il parlamento e Bruno Vespa chiudono per l’estate, agosto resta il mese in cui la vita “normale” è sospesa, e c’è il tempo magari di leggere un libro, fare un viaggetto o un tuffo in mare. E ne approfittiamo per fare l’elenco di quel che ci aspetta, per annusare il clima dell’autunno, per capire insomma che vicolo cieco il nostro labirinto per topi ci proporrà di qui alla fine dell’anno.
Per esempio, andremo tutti a vedere il film di Mike Moore, che esce a fine agosto, sogghigneremo sulla miseria di George W., e ci domanderemo angosciati “ma questo Kerry è meglio di Bush?”. Alla domanda di un giornalista, a Boston, Piero Fassino, segretario ds, ha dato una risposta poco rassicurante. “La differenza tra i due è fondamentale: Bush ha fatto la guerra da solo, ma se Kerry vorrà restare in Iraq, allora lo decideremo tutti assieme”: Che cosa? Di restare in Iraq?
Nel frattempo, rinvigoriti dalla campagna elettorale statunitense, ulivisti e loro alleati discuteranno a fondo, in interviste multiple e incrociate, e magari con un bel dibattito su un giornale di sinistra [magari Carta, perché no?], se bisogna dare la precedenza alla scelta del leader, con le primarie, oppure alla stesura del programma, da farsi in una “convenzione”. Segue discussione su chi debba partecipare alla “convenzione”, se solo i partiti oppure anche i sindacati e “i movimenti”, e se è meglio un candidato unico alla candidatura, oppure almeno un paio, magari con uno “alternativo”. Noi proporremo che il programma si discuta nei circoli bocciofili degli anziani, e che il candidato di tutte le sinistre sia padre Daniele Moschetti, comboniano che risiede in una discarica di Nairobi [il mondo si capisce meglio da lì che da Palazzo Chigi, non credete?].
Saremo anche tutti chiamati a fare dei conti. Dunque: se ho tot anni di contributi, e tot anni di anzianità, potrei andare in pensione, vediamo, ecco, nel 2025. Che sfiga, proprio quando, secondo i meteorologi, verrà l’era glaciale. Non potrò nemmeno portare a spasso il cane, troppo freddo. Meglio fare due passi ora, nelle manifestazioni che i sindacati, di nuovo riuniti, convocheranno certamente per abolire la neo-riforma, pensiamo. Anche perché si avvicina il momento della manovra, ci sarà la solita crisi di nervi generale alla vigilia di Natale. Decine di milioni di euro prenderanno il volo dalle nostre tasche e dalle casse dei comuni. Forse qualcuno, tra qualche mese, si ricorderà della dichiarazione del sindaco di Venezia, Costa: i bilanci dei municipi devono essere svincolati da quello dello stato. Sarebbe la rivoluzione, altro che Palazzo d’Inverno. Siamo d’accordo con il compagno Costa. Speriamo che gli amici di Sbilanciamoci, che come ogni anno si riuniscono [a Parma] per “rifare” il bilancio dello stato, decidano che è meglio “sbilanciarsi” dove si può farlo, nei comuni appunto.
Il primo settembre, così vicino, è la data fatidica di avvio di un’altra riforma, quella che porta il nome di Moratti [non il patron dell’Inter, grazie a Dio, ma di sua cognata]. La Cgil formazione distribuirà un “vademecum”: come difendersi da Letizia. Se ne raccomanda la lettura. Difendiamo i nostri bambini dalla pedofobia della destra.Davvero sbilanciato sarà, nonostante tutto, il governo. Anzi, Berlusconi in persona. Saremo molto preoccupati. Non per le sorti di Berlusconi, ma per le nostre. C’è chi dice che farebbe qualunque cosa, per non abbandonare Palazzo Chigi, cioè l’impunità. Sono tesi “complottiste”. Però uno tanto estraneo alla democrazia può inventarsi chissà cosa. L’Ulivo e gli altri grideranno all’"emergenza democratica" e non per alludere alla scelta del leader del centrosinistra. E avranno ragione. Voti di fiducia, leggi-mostro come una “impar condicio”, leghisti sguinzagliati a “devoluire” o a prendere impronte degli immigrati: per una volta, si può dire che l’immaginazione è al potere. Un po’ sinistra, magari.
A proposito di migranti. Assisteremo ad altri spettacoli come quello della Cap Anamur? Ma sì, certo: volendoli vedere, vengono messi in scena tutti i giorni, per esempio dentro i Centri di “permanenza temporanea”. Sapete qual è la cosa più frustrante del nostro mestiere [di noi giornalisti indipendenti, voglio dire]? E’ che se denunciamo, in modo documentato, orrori nei Cpt, botte e farmaci, ecc., tutto cade nel silenzio, o quasi. Se raccontiamo che gli iracheni muoiono a centinaia per i tumori causati dall’uranio impoverito, di nuovo silenzio, poi dopo un po’ l’allarme: ci sono italiani malati. E gli iracheni? A chi fregano?
Medici senza frontiere annuncia il suo ritiro dal pacificato Afghanistan. In Iraq ci sono decine di morti di ogni colore, età e mestiere ogni giorno. Finiremo per avvertire anche la guerra come un rumore di fondo? Come topi di laboratorio sottoposti a troppi stimoli, alla fine cerchiamo di distrarci, ci arrendiamo. Troppi orrori, per prenderli sul serio uno ad uno. Facendo il giornale, ci chiediamo: come si fa a raccontare la Palestina, l’Iraq, l’Afghanistan, l’Africa?
A fine ottobre sarà solennemente firmato, a Roma, il peggiore Trattato costituzionale europeo che ci si potesse aspettare. Di nuovo: a chi frega, l’Europa? E se, ci siamo detti con i nostri soci del Nuovo Municipio, ci inventassimo un’altra costituzione europea, magari basata sul “lodo Costa”: prima di tutto i comuni, anzi le comunità, la base di ogni possibile democrazia? Sarebbe bello, avere un’idea così e saperla comunicare in giro. Magari, invece, ci troveremo con la città occupata dalle truppe del generale Pisanu, che ci tratterà come quelli della Cap Anamur, pensa un po’. In ogni modo, a metà ottobre ci sarà il Forum sociale europeo a Londra e, se quelli di “Globalize resistance”, noti a tutti come “i trotskisti”, la smetteranno solo per un momento di gridare “uàn soluscion, revoluscion”, come hanno ossessivamente fatto a Firenze, a Parigi e a Porto Alegre [a Mumbai non so, credo che i Dalit si sarebbero rivolti a Pisanu], forse si riuscirà a ragionare di queste cose, dell’Europa come la vorremmo, di un’informazione multilingue e plurinazionale [oltre che libera], della ragione per cui ci si è accapigliati sugli eletti a Strasburgo. Non si sa mai. Poi si va a Porto Alegre [quattro] sperando non sia l’ultimo Forum, e nemmeno uguale agli altri tre.
E il movimento? Dipende da quel che si intende con questa parola. Magari si riunisce, e forse no. Ma chi si riunisce? E perché? Bella domanda. Per mio conto, il “movimento” non si enumera in una assemblea. E’ una cosa che c’è, e se proprio dovessimo dire che cosa ci auguriamo, dopo l’estate, è che in giro, qui e là, sopra e sotto [soprattutto sotto], in modo “impolitico” e insomma tra esseri umani, si facciano le cose che, sommate insieme, fanno la differenza tra un’era glaciale e una primavera, tra l’attesa del “leader” [e del suo programma] e il rimboccarsi le maniche subito, qui, per fare quel che si può fare [e anche quel che apparentemente no, non si può fare]. La “revoluscion”, di questi tempi, si fa così.
Probabilmente è un’idea idiota, visto lo scarso successo che ottiene tra politici e “opinion leaders”, anche quelli di sinistra. Ma che ci volete fare? Ognuno ha la sua fissazione, mica solo i trotskisti inglesi. Perciò, tra tanti grandi problemi, noialtri ci siamo posti un piccolo problema: come rifare da capo il nostro giornalino e tutto il resto? Un’altra Carta è possibile? La risposta l’avrete, ammesso che vi interessi, in autunno.
Buon viaggio a tutti.





