Un morto e tre feriti fra i militari italiani di stanza a Nassiriya per colpa di un incidente stradale. Il mezzo su cui i soldati stavano viaggiando, mentre si spostavano dalla base di White Horse a quella di Tallil, si è scontrato con un veicolo civile che ha poi proseguito la sua corsa. I feriti sono subito stati trasportati in elicottero all’ospedale da campo italiano, a Tallil, dove è stata constatata la morte di uno dei quattro militari coinvolti, mentre nessuno degli altri è in pericolo di vita. Due avrebbero riportato solo leggere ferite e il terzo, fratture in varie parti del corpo.
Se fosse successo in un fine settimana sull’Autosole, la notizia non avrebbe meritato che un trafiletto. Invece, il povero militare “caduto” in un incidente d’auto è indubbiamente una vittima della guerra.
Per molte ragioni: la prima è che ancora non è stata chiarita la dinamica dell’incidente e dunque non si può esludere nessuna ipotesi. La seconda è che ci sono diversi generi di armi per uccidere e per morire, soprattutto nelle società più “avanzate”,e l’auto è indubbiamente una di esse. Una cosiddetta “arma impropria” dotata di una straordinaria capacità livellatrice: quella di colpire allo stesso modo militari e civili, giovani e anziani, amici e “nemici” e di uccidere tanto in tempo di guerra che in tempo di pace.
C’è un’altra arma, questa assai “propria” [segno che si stanno sempre più assottigliando le differenze tra quel che è bene e quel che è male] che ha le stesse caratteristiche: si chiama uranio impoverito. Nelle più “moderne” guerre, l’uranio impoverito è riuscito ad ammazzare direttamente (con i suoi proiettili) o indirettamente (a causa dei tumori che produce) un consistente numero di militari e di civili. E continua a farlo anche in Iraq, come Carta dimostra, con testimonianze e fotografie inedite, nel numero in edicola venerdì. E’ l’onda lunga della prima guerra del Golfo che si è depositata sulla popolazione civile, sui bambini colpiti da linfomi e altri orribili tumori. Un’onda che non solo non si ferma, ma che continuerà a produrre i suoi effetti devastanti, guerra dopo guerra, per generazioni ancora. Bush la chiama guerra infinita, noi genocidio.





