Napoletani

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Geminello Alvi è un raffinato intellettuale, ciò che non gli impedisce di fare considerazioni razziste, sul Corriere della Sera di lunedì, a proposito del blocco delle ferrovie a Montecorvino, in provincia di Salerno, contro la riapertura della discarica locale. Cita Cavour, Alvi, secondo il quale gli italiani erano “fatti”, dopo l’Unità, tranne che nel caso dei napoletani. Napoletani, e campani, dice l’opinionista del Corriere, sono i responsabili della situazione che si è creata. Insomma, questa protesta “a comando” [non manca la citazione del commissario straordinario Catenacci, anche lui campano per altro, a proposito degli “interessi poco chiari” che sarebbero dietro la mobilitazione dell’intero paese] sarebbe l’effetto di corruzione, particolarismo e specifico genio “napoletano” nel far marcire, si può ben dire, i problemi, scaricandoli poi altrove, sulle regioni che si prestano ad accogliere i rifiuti prodotti in Campania.

Ma la lingua batte, si sa, dove il dente duole. E Alvi smentisce se stesso scrivendo che il “rito” della protesta si spiega col fatto che “dopo la sconfitta dello Stato per il sito radioattivo di Scanzano, in Basilicata, molti Comuni con una discarica si sentono ormai diminuiti se non insorgono”. Il carnevale di Fuorigrotta, appunto. Ma, a parte il fatto che Scanzano è appunto in Basilicata, e i suoi abitanti lucani e non napoletani [a meno che “napoletani”, ancor più razzisticamente, non venga usato come sinonimo di “meridionali”, che, come gli albanesi o i marocchini, “sono tutti uguali”, a quel punto], parrebbe che il punto non stia tanto nell’indole ribellista e cialtrona delle popolazioni locali.

C ‘è un punto di partenza, di tutto questo, e si chiama Scanzano. Dove lo Stato ha subito “una sconfitta”. Un interesse locale, comunitario, ha prevalso su un presunto interesse generale. E questo ha fatto scuola, come si è potuto apprezzare in molti altri luoghi, in tutto il sud, e perfino nelle elezioni recenti [a saperle leggere, oltre i simboli di partito]. In effetti, si può dire che il “metodo Cavour”, che come è noto per disciplinare i “napoletani” mandò le truppe ad occupare i territori appena annessi allo Stato unitario, ha per l’ennesima volta fatto cilecca.

E d’altra parte, come Alvi dovrebbe ben sapere, la ragione per la quale i bersaglieri sparavano sui “briganti”, e i poliziotti di Scelba sui contadini che occupavano le terre, e così via, ovvero la “ modernizzazione” del meridione, il tentativo di renderlo in tutto simile al Piemonte o alla Lombardia, è definitivamente fallito. Se è per questo, è sta fallendo, soffocato da se stesso, anche a Torino e a Milano, ma nel sud, letteralmente violentato per un secolo e mezzo da acciaierie e “poli chimici”, questo fallimento è estremamente evidente. Il “modello Scanzano”, e voler essere onesti, nasce da qui: non ci avete dato lo “sviluppo” che avevate promesso, in compenso ce ne date gli scarti e i rifiuti. Allora, tanto vale che lasciamo perdere e ci sforziamo di trovare un modo nostro, meridionale, adatto alla nostra storia e geografia, cultura e inclinazioni, per tirare avanti. Come a Montecorvino: ottenere che venga chiusa una discarica che produce solo tumori e affari camorristi, per creare una agricoltura biologica di qualità.

Ci sono molte misure possibili, per affrontare la questione dei rifiuti. Prima di tutto, produrne di meno, cosa meno difficile di quel che sembri. Secondo, la raccolta differenziata, il riuso, ecc. Infine, ridotto a metà o a un terzo la quantità attuale, si potrà pensare a soluzioni compatibili con la gente e con l’ambiente. Se non si è fatto nulla, o quasi, la colpa è certo anche dei governanti locali, che si sono innamorati a loro volta della modernità dei mega-inceneritori [ed è una faccia del “riformismo” ulivista], ma la causa maggiore è nell’idea demente secondo cui consumi, e produzione di rifiuti, possano e anzi debbano aumentare all’infinito, perché questo è il solo metro dello “sviluppo”.

Un’idea talmente irrealistica, che a quelli come Geminello Alvi non resta, infine, per imporla, che invocare, di fatto, le maniere forti: i bersaglieri di Cavour o la polizia di Scelba. Ciò che infatti Pisanu si appresta a fare. In fondo, sono solo “napoletani”.

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