Vota pace, vota municipio

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L’11 marzo scorso, a pochi giorni dalle elezioni politiche spagnole, il popolo degli sms smontò le bugie del governo Anznar sulla guerra e sulle bombe. Ora, dopo novanta giorni di bugie e di guerra che dobbiamo al governo Berlusconi, abbiamo ricevuto un messaggino sul nostro telefono. Anche questo sms riguarda le prossime elezioni, ma non arriva da chi vuole smascherare il governo, bensì proprio da Palazzo Chigi. Anzi, dal presidente del consiglio dei ministri in persona.

È solo l’ultima delle trovate della faccia più vista e liftata d’Italia: ha invitato il presidente statunitense a festeggiare l’invasione dell’Iraq e le sorti magnifiche e progressive della guerra permanente, ha messo in scena la liberazione degli ostaggi, in maniera e tempi quantomeno sospetti.

Dalle notizie che arrivano dalla Gran Bretagna si capisce che anche oltremanica chi ha portato il paese in guerra esce sonoramente sconfitto dalle elezioni. Seguendo come un cagnolino Bush, Blair ha portato allo sfacelo il Labour party. Adesso potrebbe essere arrivato il turno del suo collega di Arcore, che continua a ridere nervosamente di fronte al fuggi-fuggi dei suoi sostenitori.

La cosa più divertente è che non solo abbiamo l’occasione di mandarlo a casa, ma anche di votare alcuni candidati che hanno tutte le caratteristiche di ribaltare lo schema novecentesco di rappresentanza e di portare, in Europa e nelle amministrazioni locali che si rinnovano, una ventata di pace e di democrazia diretta e partecipata. Sul numero di Carta in edicola, ve ne diamo un esempio, tirando le fila di quel percorso che abbiamo iniziato qualche mese fa e che abbiamo chiamato “Vota Pace” e “Vota Nuovo Municipio”. Ma siamo sicuri che la posta in palio sia abbastanza chiara, perché questi anni di mobilitazioni contro la guerra e il liberismo globale sono serviti a far drizzare le antenne a tante persone.

È l’occasione che abbiamo, e non è poco, per fare sì che l’urna elettorale non si trasformi in un’urna funeraria. Buon voto a tutti.

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