Adesso abbiamo fatto il pieno. A pochi giorni dal voto europeo [e amministrativo] accade che: il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva all’unanimità un testo che Berlusconi si vanta di avere, se non scritto, per lo meno anticipato, grazie alla sua amicizia con Bush; i tre italiani sequestrati da quasi due mesi vengono liberati senza colpo ferire grazie a una brillante operazione dei reparti speciali statunitensi [o polacchi], e sono in perfetta salute, qualcuno è anche ingrassato; una bomba carta esplode nella piazza [bolognese] in cui sta facendo un comizio il vicepresidente Fini, provocando pochi feriti leggeri e molte dichiarazioni sul ritorno di un terrorismo “rosso” o “anarco-insurrezionalista”; a Milano, viene arrestato colui che è indicato come l’ideatore della strage di Atocha, a Madrid, per altro in procinto di preparare altri massacri. Eventi minori: Al Qaeda minaccia le linee aeree occidentali; Sharon annuncia un piano di ritiro da Gaza.
Non ci siamo fatti mancare niente. Tanto che non sono pochi quelli che annusano un forte odore di bruciato. E in effetti, se guardiamo dentro casa nostra, c’è da preoccuparsi. Se Berlusconi, unanimemente indicato da sondaggi e analisti politici come in calo vertiginoso, può architettare tutto questo, o comunque giovarsene, vuol dire che le sue risorse, o almeno la sua capacità di sfruttare l’onda, sono nettamente superiori a quel che si riteneva, quando in Iraq infuriavano i combattimenti attorno alle città sante, il contingente italiano era accerchiato, i sequestrati a rischio di vita, Bush alla deriva e incapace di riprendere l’iniziativa, gli anarco-qualcosa scomparsi, le manifestazioni per la pace affollate e pacifiche invece che nuove Genova, ecc.
Fossi in me stesso, però, diffiderei dei tempi, dei ritmi con cui gli eventi sembrano susseguirsi. La rappresentazione del nodo iracheno, di quello palestinese e della stessa vicenda italiana è cambiata, nei media e nel “dibattito” politico, repentinamente. Troppo, per essere vera.
Gli stessi eventi si possono, cioè, guardare per così dire sulla durata, invece che sulla istantaneità, come per sua natura fa ad esempio la televisione. Che vuol dire? Ad esempio, il voto dell’Onu è certamente n cambiamento di rotta, o un tentativo, da parte dell’amministrazione Bush, dall’unilateralismo al multilateralismo. Analisti militari di prima qualità sostengono che la “guerra preventiva” è stata troppo rapida ed estesa, perché l’esercito degli Stati uniti riuscisse a dispiegare efficacemente le sue forze, e ad averne in quantità sufficiente, per controllare davvero paesi come l’Afghanistan e l’Iraq, oltre alla consueta estrema diffusione in tutti i continenti, incluse la Bosnia e il Kosovo, la Georgia, la Corea, ecc. In poche parole, hanno troppo pochi soldati professionisti per svolgere il compito che Donald Rumsfeld, prima ancora che Bush, ha loro assegnato: infatti arruolano la Guardia nazionale e i generali polemizzano apertamente tra loro e con il governo.
La linea che Kerry, candidato democratico, seguirebbe, sull’Iraq, se diventasse presidente a novembre, è più o meno uguale a quella di Bush, con in più l’accortezza di coinvolgere gli “alleati”, spartendo con loro qualche torta. Ad esempio, non potrebbe la Francia aver chiesto, in cambio del voto all’Onu, mano libera in Congo [dove la competizione con gli Usa è già costata montagne di morti] e magari qualche appalto in Iraq?
E, in ogni modo, la situazione nel paese occupato non cambia che virtualmente. Il governo provvisorio è sulla carta pienamente sovrano, ma è stato nominato con l’accordo degli occupanti, non ha un effettivo controllo sulle operazioni militari né di fatto possiede sue forze armate. E gli eserciti occupanti restano gli stessi, anche se cambiano formalmente di statuto: da invasori ad “invitati”. Perché la resistenza, così forte da mettere in scacco l’esercito Usa, dovrebbe disarmare? In cambio di cosa?
Quanto agli ostaggi italiani, sarebbe saggio attendere di saperne di più, dopo aver gioito perché la loro vita è salva e aver notato che in Puglia si è festeggiato sventolando per la strade le bandiere della pace, altro sintomo che, sulla durata, le cose sono più complesse di come appaiono a guardare Bruno Vespa che si collega in diretta con l’aereo di Berlusconi. Non ci hanno detto chi li ha sequestrati, come e se sono stati liberati oppure se si è trattato di un qualche tipo di scambio.
Si potrebbe continuare con le decine di pericolosi terroristi arrestati e poi rilasciati, mesi dopo, senza troppa pubblicità; con un piano Sharon che soprattutto annuncia, ma i cui tempi sono tali da indurre a votarlo anche i ministri che vorrebbero deportare tutti i palestinesi al di là del Giordano, ecc.
Un anno fa, di questi tempi, tutti erano convinti che la guerra era finita, vinta dagli Usa. E’ una lezione che bisognerebbe tenere a mente sempre. Poi, può essere che una quota di elettorato sia mutevole come i sondaggi di opinione, un giorno votano di qua e un altro di là, a seconda dei titoli del telegiornale. Ma è davvero interessante, questo?





