Le trombe e le campane

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“Voi suonate le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane”. Se lo poteva dire Pier Capponi a Carlo ottavo, possono tranquillamente ripeterlo oggi i due opposti “schieramenti” televisivi. Così, la testimonianza della vedova di Massimiliano Bruno, prima rilasciata al Tg3, poi rettificata e infine, in un crescendo di drammatizzazione, completamente sconfessata a Porta a porta, diventa facile metafora dello stato di salute dell’informazione. Peccato che non ci siano né trombe né campane, in questo caso, ma solo patetici duelli mediatici a colpi di “audience” a dimostrazione che chi va in televisione lo fa a suo rischio e pericolo, sia che dica la verità sia che non la dica. Ché tanto, la verità è l’ultimo dei problemi, dal momento che la si può manipolare ma anche sconfessare e perfino cancellare con un semplice “clic” (noi propendiamo per quest’ultimo, disperato, gesto!).

Così che, alla fine di questo duello rusticano, si è raggiunto l’ambito traguardo di rendere ridicola e inaffidabile una persona che fino a quel momento era stata “solo” una tranquilla signora colpita da un grande dolore; di rendere patetica e goffa la valanga di accuse, precisazioni, anatemi lanciati dai politici e dai cosiddetti “operatori” dell’informazione. E di mostrare quanto “pirla” siano i poveri telespettatori, costretti a prendere parte, addirittura a schierarsi e perfino a scegliere tra Di Bella e Vespa. Tutto questo, in presenza di tre ostaggi non ancora liberati, di una guerra che miete vittime ogni giorno e che diviene sempre più barbara, che tortura, che sevizia. Vi pare una cosa seria?

A queste domande tentiamo di rispondere nel numero di Carta in edicola. Impresa epica, soprattutto se compiuta da “partigiani” come noi. Ma, almeno, non si potrà dire che non ci abbiamo provato.

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