Siamo tutti iracheni

040510torture

“Nous sommes tous Américains”, scrisse Jean-Marie Colombani, direttore di Le Monde, all’indomani dell’11 settembre. De Bortoli, direttore del Corriere delle Sera, riecheggiò. Quasi un manifesto, una dichiarazione di principio, molto più che l’evidente pietà per i morti: il bisogno di reagire alla paura, all’ignoto, al sorprendente, all’orribile. Un istinto “umano” prima ancora che politico. Come se dalle tenebre fosse uscito un diabolico mostro, Behemoth, come se si fossero spaccati i cieli per la collera divina. Ma quelli erano innocenti. Ma noi siamo innocenti. Stringersi assieme. Noi stessi, qui in Europa, eravamo come colpiti, come scavando tra le macerie delle Torri gemelle, ci riorganizzavamo. Stand up. In piedi.

Poi, le bombe dell’11 marzo a Madrid. Di nuovo attoniti, di nuovo vicini, in piedi: “Hoy somos todos españoles”. Quasi un manifesto, una dichiarazione di principio. La nostra “cultura dell’innocenza”, che si incarna in un principio giuridico ma lo esubera in un “principio ordinatore” di vita, ci sorreggeva, come ci sorregge quotidianamente, sovrappensiero. Si consolidava anzi.

Nessuno è innocente, è questo il principio discriminante della bomba indiscriminata. Ciascuno è colpevole, ciascuno sa, ciascuno fa finta di non vedere, distrae lo sguardo e il pensiero. Gli occidentali sanno, si ingrassano, si abboffano sull’espropriazione e la violenza. E’ questo il “principio ordinatore” della violenza fondamentalista. Gli occidentali sanno. Tutti, indiscriminatamente.

Il volto stolido della soldatessa Lynndie, della torturatrice della porta accanto, è il nostro stesso volto. Adesso tutti sanno, adesso tutti sappiamo. Nel buco del culo del mondo, dove non si posa lo sguardo, nella prigione di Abu Ghraib, dove si giocava davvero la partita tra la “civiltà” dell’occidente e il terrorismo fondamentalista o il totalitarismo, non c’è soluzione di continuità.

Qual è, dov’è la differenza tra il torturatore “amatoriale” americano e il torturatore “professionista”, di Saddam Hussein, d’un qualunque dittatorello di merda, d’un qualunque pazzo delirante di potenza? Le torture sistematiche sono gli “effetti collaterali” d’una guerra o d’una operazione di polizia. Noi italiani brava gente, figurarsi, abbiamo la nostra Bolzaneto. Prima avevamo le nostre foto delle splendide operazioni della Folgore in Somalia. Un dossier. Uno “scandalo”, uno scoop.

Forse davvero siamo tutti americani.
Saremmo anche iracheni. Dovremmo essere. Quasi un manifesto, una dichiarazione di principio. In quelle orribili immagini c’è una “passione” per tutti noi, un principio di salvezza.

invia per mail torna su
dello stesso autore
Archivio degli editoriali
Seleziona un periodo
11 ottobre 20 ottobre 4 novembre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abbonati abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antimafia sociale Antiproibizionismo antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api aprilia Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche auser Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biodiversità biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna Bolzano borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Camerun Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita carta Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro Cisgiordania città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comuni comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice