Ostaggi e prigionieri

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Ogni giorno, ogni minuto succede una cosa terribile, in Iraq. Lunedì, se possibile, è stato ancora peggio. Perché, per dirne una, le Ong hanno deciso oggi di mandar via dall’Iraq il loro personale non iracheno. E per altri due episodi che mostrano come un altro limite sia stato superato.

Il primo: un video mostra che quattro italiani, “contractors”, cioè mercenari, in Iraq, sono caduti nelle mani delle Brigate Mujaheddin. Fanno parte di “agenzie di sicurezza” al soldo di compagnie petrolifere. Una di queste agenzie è la Ibsa di Genova (si occupa investigazioni, bonifica, servizi di sicurezza e allarmi), una delle tante che nel mondo rastrellano, sembra, 50 mila miliardi di dollari l’anno, grazie alla progressiva privatizzazione degli eserciti. Una domanda: cosa vuol dire “bonifica”?

I rapitori degli italiani hanno avanzato tre richieste per il loro rilascio: che il governo italiano si impegni a ritirare le sue truppe dall’Iraq secondo un calendario definito; che il presidente del consiglio italiano presenti scuse ufficiali attraverso le emittenti satellitari arabe per l’offesa arrecata all’Islam e ai musulmani con l’appoggio all’occupazione dell’Iraq; che il governo italiano si adoperi per la liberazione dei detenuti iracheni, compresi i dignitari religiosi.

Ma delle richieste non sembra importare granché a nessuno, mentre tutti si agitano a stabilire se fanno parte del partito della trattativa o di quello della fermezza (questo secondo è il più votato). Il replicante di Berlusconi che siede alla Farnesina ha già infatti dichiarato: “Non si tratta”. Di quei quattro che mostrano le facce nel video non sembra fregare niente quasi a nessuno, e tanto meno del perché sono finiti lì.

Secondo episodio: Hazem al-Araaj, molto vicino al leader radicale sciita Moqtada Al-Sadr (quello da catturare “vivo o morto”, giusto perché ‘Occidente è la patria del diritto), è stato fermato martedì mattina dai marines nell’Hotel Palestine a Baghdad, l’albergo dei giornalisti, e rilasciato molte ore più tardi, "dopo un interrogatorio da cui è risultato non essere direttamente coinvolto nelle violenze e non costituire una minaccia per la sicurezza’’. E’ quel che ha detto il generale Mark Kimmitt, portavoce delle forze statunitensi in Iraq.

Di questa vicenda abbiamo almeno altre due versioni, fornite da Lilli Gruber del Tg1 (ore 13,30) e da Giovanna Botteri del Tg3 (ore 14,20). La prima sostiene che Hazem al-Araaj era lì perché lei doveva intervistarlo, la seconda dice che doveva incontrarne molti, di giornalisti, in una conferenza stampa. L’arresto, come che sia, provoca la rivolta degli iracheni (si vede nelle immagini televisive), e, dopo poche ore, il rilascio dell’"ostaggio".

Nel frattempo, l’esercito Usa, quello di stato, apre il fuoco su Falluja, città assediata da dieci giorni, che ha già avuto centinaia di morti.

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