Gli ulivisti si stanno agitando per fare in modo che, anche dopo i tragici fatti di Nassirya, dove per la prima volta dalla seconda guerra mondiale soldati italiani hanno ucciso civili di un paese occupato, la loro linea dell’affidare la soluzione di tutto alla ormai mitica data del 30 giugno non crolli del tutto. A quel punto, dicono, sarà l’Onu a prendere il controllo.
Eppure, per una volta, e probabilmente senza farlo apposta, Silvio Berlusconi ha detto una cosa vera: “Si sta preparando una nuova risoluzione perché l’Onu ritorni sul posto”, ha detto durante il monologo in tv a casa Vespa: “Tuttavia – ha aggiunto – non cambierebbe la situazione nel paese”.
Il perché lo ha spiegato Robert Fisk dalle pagine dell’Independent: “Il 30 giugno ‘consegneremo’ la sovranità – un bene delicato e illusorio – al ‘popolo’ iracheno, il quale, senza dubbio, si mostrerà molto riconoscente verso la nostra generosità. Il palazzo della potenza occupante a Baghdad diventerà allora l’ambasciata statunitense più grande del mondo e il ‘governo iracheno’ eletto da Washington, non dagli iracheni, diventerà un faro di libertà, uguaglianza e tutto il resto che desideriamo con tanto fervore. Ora guardiamo i fatti”.
Fisk prosegue elencando i campi in cui la cosiddetta Autorità provvisoria della coalizione (Cpa), di cui fa parte anche l’Italia, ha emanato ordini esecutivi e irrevocabili: lavoro delle Ong, organizzazione del potere giudiziario, collocamento dei soldati del nuovo esercito “iracheno” sotto comando militare statunitense (fino all’entrata in vigore della Costituzione definitiva) e via dicendo. “Gli statunitensi controllano la banca centrale e le norme sulle imprese. Hanno creato istituzioni per controllare la stampa e la televisione, tra cui una Commissione comunicazione e media che ‘sarà l’unica responsabile per la concessione di licenze e regolamenti per le telecomunicazioni, l’informazione e altri media in Iraq’. Resteranno ‘centri permanenti’ di influenza statunitense”. Tanto per ricordare: la rivolta degli sciiti è iniziata quando questa commissione ha chiuso il giornale che fa capo alla corrente guidata da Moqtada al Sadr.
“La risoluzione Onu 1511, può essere utilizzata per dare giustificazione legale al comando militare statunitense con lo scopo che continui a funzionare fino al 31 dicembre 2005”, prosegue Fisk, “il governo provvisorio iracheno concederà agli Stati uniti un accordo come quelli che Washington ha con le decine di nazioni in cui mantiene proprie truppe”.
Candiato alla successione di Paul Bremer come “ambasciatore” in Iraq è niente altri che Paul Wolfowitz, falco della Casa bianca, amico di Ariel Sharon, nonché uno dei principali esponenti dei neoconservatori, e sostenitore fin dall’inizio della presidenza Bush della necessità di invadere l’Iraq.
Che sarà, allora, la “sovranità” irachena? Sarà poco più delle pattuglie di poliziotti e soldati iracheni che faranno nelle strade delle città quello che oggi fanno i soldati, spagnoli, italiani, ucraini o portoghesi. Scudi umani, per togliere i marines dalla linea del fuoco.
Gli iracheni, si chiede Fisk, accetteranno questo governo? Questa “sovranità”? Ovviamente, no. Allora, che stiamo aspettando? Che i nostri “pacificatori” in divisa continuino a sparare sugli iracheni e a farsi sparare, cioè a comportarsi da quel che sono, ausiliari di un esercito di occupazione?





